20092021Headline:

Pd, adesso basta col gioco delle correnti

Simona Bonafé con Ugo Sposetti

Simona Bonafé con Ugo Sposetti

Mi stavo riguardando – come in genere faccio sempre con attenzione – i risultati elettorali , e adesso chiaramente delle ultime europee. Avendo in mente qualche numero delle passate ho provato a fare alcuni confronti a trarre alcune valutazioni . la cosa si riferisce al voto provinciale, chein quanto tale è chiaramente e comunque dentro un contesto politico generale con le sue particolarità.
– Nel 2009 i voti validi sono stati 172.628. Ora 154.160 ( meno 18.468). Se attribuiamo almeno in parte ai 38.153 voti ai M5S una valenza “populistica o antipolitica o di critica estrema al sistema politico o di cambiamento radicale, possiamo dire che c’è un’area sicuramente di oltre 50.000 elettori che può fare qualsiasi differenza se, come, quando deciderà di farlo (come potenzialmente questo atteggiamento esprime rispetto all’astensione maggiormente strutturata). Considererei saggio quindi, non appagarsi del risultato e guardare ancora a questa fetta di elettorato come ad un area con la quale stabilire almeno una comunicazione positiva, per pensare legittimamente che possiamo proporci per una possibile partecipazione più propositiva.

– Il Pd prende oggi – in questo contesto di diminuzione dei votanti – 59.182 voti rispetto ai 45.849 del 2009 quindi + 13.333 voti. Noi giustamente guardiamo sempre le percentuali perché con quelle si attribuiscono le quote del mercato politico , ed è corretto in questa prospettiva. Queste ci consegnano oggi il 38,39 % rispetto al 26,56% del 2009 ( + 12.% ) Anche qui penso che guardare anche i numeri assoluti , e cioè le persone che effettivamente maturano una convinzione e la portano al seggio fino alla croce sulla scheda, sarebbe sempre quantomeno utile e ci dà una percezione più realistica di quello che effettivamente succede intorno a noi.

– Sulle 45.849 schede del 2009 furono scritte 50.819 preferenze; teoricamente nessuna scheda senza preferenze e ci si può poi divertire – secondo mille scuole di pensiero e probabilistiche – a fare non so quante altre combinazioni. Nel 2014 la somma delle preferenze espresse sulle 59.182 schede è di 39.84. Quindi sicuramente non meno 19.335 elettori/elettrici non hanno espresso preferenze e sicuramente a non meno del 33% dei votanti Pd è bastato tracciare una croce sul simbolo. Gli è stata cioè sufficiente la proposta del Pd in termini di profilo politico generale. Senza avventurarsi in calcoli astrusi , visto questo dato sicuro minimale, non è esagerato poter pensare che forse questo elettorato è più della metà .
E’ stucchevole quindi , oltre che completamente avulso dalla nuda realtà dei numeri , il tentativo di appropriarsi o semplicemente dividersi tutto l’utile elettorale e politico dell’effetto nuovo Pd , sulla base delle quote di elettorato “conquistato” ed “identificato” con le preferenze, e quindi le correnti. Il numero delle preferenze ci interroga casomai sulla motivazione che molti attribuiscono ai fini della partecipazione politico/elettorale. Ma sarebbe un altro discorso , forse più interessante.
Imbarazza ancora di più se poi a fare questo gioco assurdo sono poi proprio le correnti e/o gli uomini forti del Pd , tutti indistintamente ammucchiati fino a qualche settimana nell’ intravvedere in Renzi tutti i guai possibili. C’è da essere soddisfatti che oggi riconoscano il contrario e lo sostengano; ma un po’ di misura aiuterebbe a sgombrare il campo da sospetti di ipocrisia , non fra di noi , ma a chi ci guarda da fuori e rimane obiettivamente basito. Troppa disinvoltura ed ostentazione, a qualcuno di noi può far incazzare. E transeat. Ma fuori appare come conferma di un trasformismo inguaribile e deleterio, di vizi che non si riesce a superare.

David Sassoli alla Leopoldina viterbese

David Sassoli alla Leopoldina viterbese

Insomma se il bacino politico del Pd si fermasse alla federazione delle correnti , alla somma delle aree di influenza delle filiere amministrative, del consenso intorno ai suoi uomini forti sarebbe al massimo la metà; e – non penso di dire assurdità – questo profilo politico ne farebbe una forza ancora più residuale sicuramente in termini elettorali e politici. Perché sarebbe un profilo politico che non offre alcuna credibilità in termini di discontinuità col passato , e nessuna idea coerentemente innovatrice per un futuro diverso del paese.
Guardate bene che se non ci fosse stato questo exploit elettorale, questa percentuale, che è storica perché è un inizio e non l’apice di una storia che continua, ottime persone come Gualtieri, Costa, Danti non sarebbero oggi al parlamento europeo per cambiare verso anche da quelle parti. Con buona pace di tutti.
Fare a capelli come comari su queste cose è la dimostrazione che quella che si avventura su questo terreno è una classe dirigente che sta ancora qualche passetto indietro; quindi in una posizione da cui dirigere è innaturale.
Se proprio vogliamo fare sottolineature (sempre nel perimetro ristretto e nella visuale miope delle cose che interessano nessuno all’infuori di noi , e che quindi sostanzialmente lasciano il tempo che trovano) ci sarebbe da notare che nel 2009 David Sassoli, nel ruolo di capolista, raccolse 16.600 preferenze. Oggi Simona Bonafè, nello stesso ruolo, ne somma 9.500. Una differenza che forse sta nell’abbassamento complessivo delle preferenze espresse; o nella più debole convergenza delle correnti verso una proposta che più che sommarle non nasconde di volerle rottamare; nel differente appeal mediatico; o perché ancora le donne prendono meno voti dei maschi; o va a capire perché e di tutto un po’ . Ognuno lo legga e lo motivi come gli pare.
Primi in entrambi i casi ; ed è questo che conta nell’adesione ad una proposta in cui si riconosce ed identifica un profilo generale. Se questo profilo doveva corrispondere al cambiamento proposto dal segretario è stata comunque una scommessa vinta , anche nella Tuscia. Bene. Ora andare avanti.

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