03122021Headline:

Canile, i soldi contano più dell’affetto

Elvia Viglino con i suoi cani

Elvia Viglino con i suoi cani

Tremate. Palazzo dei Priori ha deliberato. Lor signori amministratori si sono espressi. E l’ultima trovata è quella di dare in appalto il canile comunale. La struttura di Bagnaia, strada Romana, che si regge in piedi grazie al solo volontariato. La notizia è fresca fresca. Ma le polemiche a riguardo sono già arrivate. E pesanti. Il primis c’è da registrare il disappunto (nonché l’amarezza) della signora Elvia Viglino. Quella donnetta tutto pepe che ogni sacrosanto giorno parte da lontano e porta in sede coccole e cibo. Lo fa dal ’96, dall’inaugurazione. La sua cricca (Amici animali) si arrabbatta come può al fine di sbarcare il lunario. Ed ora, che di mezzo ci sarà un bando, con buona probabilità non potrà partecipare. Questione economiche, chiaramente. Quelle affettive, stando ai fatti, contano meno. Anzi, proprio non sono state prese in considerazione.

Eppure il rifugio più volte nel tempo ha dimostrato di essere un polo di attrazione sociale. Non meno di un anno fa a piazza San Lorenzo più di tremila persone, dieci band, un paio di personaggi dello spettacolo, e una cinquantina di organizzatori, raccolsero quasi settemila euro attraverso un concerto a sottoscrizione volontaria. Denaro utile per la video-sorveglianza. Per i bocconcini. Le coperte. E per rimettere in sesto qualche cuccia malconcia.

Giulio Marini

Giulio Marini

“Quel terreno lo ho comprato io – tuona rammaricato Giulio Marini – fondamentalmente per due motivi. Il benessere degli ospiti, legati ad una triste esistenza. E la passione di chi poi li avrebbe guardati. Fu una battaglia dura, anche contro quel colosso dell’Enpa. Ma ne vado fiero. O meglio, ne andavo. Dopo la delibera sono rimasto pietrificato”.

Ed ora? Che situazione futura si prospetta? “Di sicuro non ce ne staremo con le mani in mano – prosegue l’ex sindaco – Abbiamo lottato tanto. La Viglino e gli altri si sono dannati l’anima. È assurdo che prevalga il fattore commerciale rispetto all’amore. Allo spirito amatoriale. Se servirà di continuare a lottare lo faremo. Stiamo già pensando al come. Gli Amici non possono rimaner fuori. È ingiusto”.

In effetti dopo tanto sacrificio gli attuali gestori andrebbero a riconsegnare le chiavi. Senza manco un grazie. Un riconoscimento. Una pacca sulla spalla. Sarebbe bastata un po’ di sensibilità. Una presidenza platonica alla Viglino. O l’obbligo di mantenere i volontari all’interno. Che tra l’altro lavorano e manco costano. Ma d’altronde se si chiama vita da cani, un motivo ci sarà pure.

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