03122021Headline:

Il Fioroni-pensiero nel pantano Italia

Beppe Fioroni

Beppe Fioroni

Fioroni a tutto campo. Su Matteo Renzi, sulla situazione economica italiana, ma soprattutto sui temi etici. In un’intervista concessa a Monica Guerzoni del Corriere della Sera. Eccola:

Sui temi etici è ora che il governo batta un colpo. L’onorevole Beppe Fioroni, ex ministro e punto di riferimento per i cattolici del Pd, guarda con preoccupazione crescente alle nuove frontiere della fecondazione eterologa, né sembra fidarsi troppo delle intenzioni del suo partito riguardo alle adozioni gay.

Il «passo dopo passo» è il ritmo giusto per i mille giorni di Renzi?

«Fui io, da ministro dell’Istruzione, a inventare la politica del cacciavite. E ritengo positivo che ci si renda conto che le riforme strutturali necessitano di determinazione, ma anche di tempo. La saggezza popolare del “chi va piano va sano e lontano” ci viene finalmente in aiuto. Adelante Pedro, con juicio… E comunque mille giorni per fare tutto quel programma sono uno sforzo non indifferente, perché è bene avere il Paese dietro fino alla fine».

Camusso, Marchionne, Squinzi… Le voci critiche aumentano.

«Io ritengo che sia necessario valorizzare l’autonomia e il ruolo dei corpi intermedi, anche quando è faticoso, proprio perché non c’è più il collateralismo. Le associazioni datoriali e i sindacati non sono un peso per il Paese, ma la cifra di una democrazia matura. Si devono autoriformare, però guai a ritenerli superflui. Renzi può parlare con Landini, ma non solo con lui. Ed è un errore dire che il segretario della Fiom parla il nostro linguaggio, perché diamo l’idea di una torre di babele che nessuno vuole costruire in Italia».

Si è iscritto al club dei gufi?

«Il Paese si cambia meglio con la condivisione, il che non significa offrire il destro ai frenatori, ma anzi dare vigore alla voglia di cambiare, procedendo assieme verso il futuro. Renzi ha detto che si arriva al maggio del 2017 e che per le riforme ci vuole tempo? Bene, vuol dire che non è ammalato di “annuncite” e che le riforme progressivamente si riempiranno di contenuti e quindi di consenso e di condivisione».

Dal Pil alla produzione industriale i dati economici non sono esaltanti. E c’è chi pensa che il bonus degli 80 euro sia stato un fallimento…

«Le Monde ha condensato la sua preoccupazione sul futuro in un titolo, “Ma se la crescita non arriva?”. Io sono ottimista per convinzione, ma il nostro percorso è ancora lungo ed è indubbio che, per far crescere l’Italia, serve cambiare l’Europa».

Bersani e D’Alema pensano che Renzi debba lasciare il doppio incarico, rinunciando a guidare il Pd. E lei?

«Mi auguro che Renzi faccia presto la segreteria e le strutture di partito, come più volte ha detto. Chi ha il 41% ha bisogno di operare a pieno regime su tutti i territori per consolidare quel risultato».

Qual è la priorità dei mille giorni?

«L’emergenza economica non può impedire al governo e al Parlamento di affrontare alcuni temi, a cominciare dalla fecondazione assistita. L’Italia per anni fece l’eterologa sulla base di una circolare del ministro Degan nei centri privati e poi, con tutti i suoi limiti, si è arrivati alla legge 40, per evitare il Far West della provetta. Oggi, senza mettere in discussione l’eterologa, è necessario regolamentarla. Scelga il governo lo strumento, ma in tempi rapidi, poiché si rischia di ritornare a quel far west. Renzi dimostri di avere coraggio anche su questi temi».

Quali sono i nodi da sciogliere?

«Quanti figli può generare un donatore? La donazione deve avvenire dietro compenso o gratuitamente? È possibile che un figlio non conosca il padre biologico, in una medicina che è sempre più connessa con la genetica? E come possiamo evitare i matrimoni fra consanguinei, che possono essere causa di malattie genetiche? E ancora, va evitato che la scelta del donatore da parte dei genitori possa sconfinare nell’eugenetica, vista la possibilità con la mappatura genetica di poter scegliere qualunque caratteristica».

Gli embrioni sopranumerari che fine faranno?

«Non possiamo fare più gli struzzi facendo finta che non esistano, dobbiamo evitare che diventino cavie o potenziali pezzi di ricambio per chi può permetterselo».

Lei è da sempre contrario alle adozioni per le coppie gay. O ha cambiato idea?

«Io non ho cambiato idea, né credo che su un tema così delicato si possa ignorare il Parlamento e il volere degli italiani. Ho sostenuto l’idea delle unioni civili sul modello tedesco, che sono una cosa diversa dal matrimonio. E condivido quel che Renzi ha sempre sostenuto, dalla Leopolda in poi, sulla non praticabilità delle adozioni per le coppie gay».

Sui temi etici lei è in minoranza nel Pd…

«Sui temi della vita e della morte non c’è disciplina di partito. Riguardano la coscienza di ciascuno e sono convinto che la maggioranza degli italiani, ma anche molti nel mio partito, credenti e non credenti, condividano il no alle adozioni gay e la necessità di regolamentare l’eterologa».

Monica Guerzoni

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