04122021Headline:

La Gerla, la fattoria del Brunello

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La visita alla fattoria La Gerla

La strada è come un istmo, una lingua di terra circondata da un mare verde di vigneti. Le onde lunghe delle colline si rincorrono e si rifrangono, si gonfiano in lontananza per poi svuotarsi lentamente. Il terreno si solleva, sale, crea una cresta ampia, poi si incurva, scende e di nuovo inizia a salire più dolcemente. La luce rafforza questo gioco di esaltazione e depressione del terreno creando infinite sfumature di colore.

Siamo poco fuori Montalcino, immersi tra la valle dell’Orcia e dell’Ombrone alla ricerca de La Gerla. Riconosciamo da lontano la sagoma di Alberto Passeri che ci aspetta. Ci trasferiamo nel suo fuoristrada e ci avviamo verso i vigneti. Mentre racconta la storia dell’azienda penso a come alcuni incontri possano indirizzare il corso di una vita e come, a volte, una sola frase possa racchiudere il significato di chi siamo. Per Alberto almeno, è andata così.

L’incontro determinante è avvenuto nel 1998: “ Mi ero appena laureto in Scienze Agrarie all’Università della Tuscia di Viterbo con una tesi sulla Doc Brunello con l’analisi di tre casi di studio: Banfi, Biondi Santi, Soldera e iniziai a lavorare per un breve periodo da Banfi, stavo per partire per Montpellier per l’Istituto Enologico, quando lessi su un giornale l’annuncio “azienda prestigiosa di Montalcino cerca direttore”, chiamai per il colloquio. Dall’altra parte della scrivania c’era Sergio Rossi, ex pubblicitario direttore di tre grandi filiali di una nota agenzia che nel 1976 aveva comprato il Colombaio, un podere della famiglia Biondi Santi, e nel 1978 aveva creato e diffuso il marchio La Gerla. Un uomo straordinario, di grande talento e intelligenza, in grado di entrare subito in contatto con le persone, di creare un feeling e capace di piacere immediatamente. Sergio cercava una persona di estrema fiducia, mi spiegò che voleva qualcuno a cui affidare la direzione dell’azienda e che riferisse solo a lui. Un impegno di grande responsabilità che sul momento mi preoccupò, gli dissi che non avevo grandi esperienze sulle spalle, che non mi sentivo all’altezza e che avrei commesso degli errori. Lui mi sorrise con il suo sguardo arguto, solare, aperto e rincuorante e mi disse: ‘Chi non si dà da fare non può sbagliare’, e così iniziò la mia storia alla Gerla. A quell’epoca Sergio era già malato e stava decidendo cosa fare dell’azienda. Abbiamo fatto un percorso insieme, per me è stato un inizio estremamente stimolante, un periodo molto intenso in cui ho imparato moltissimo. Alla fine decise di non vendere, ma anzi di fare nuovi investimenti. Dal 2004 mi ha dato carta bianca. Lui non era più in grado di occuparsi de La Gerla, la sua vita era cadenzata dalle operazioni, ne fece più di 50. Dal 2011 l’azienda è divisa tra i figli, la moglie Donatella Monforte che conoscerete tra poco e me”. Affetto, gratitudine, stima e malinconia si fondono nel discorso di Alberto. Dalle sue parole emerge un’azienda cresciuta con una grande forza interna, una spinta che prosegue attraverso chi è rimasto e ha condiviso stile, scelte e progetto.

La macchina si è fermata in prossimità di un vigneto che si tuffa nella valle. Alberto ci guida, nei suoi modi misurati, sobri ed eleganti, ci spiega la struttura dell’azienda che complessivamente si estende su 11,5 ettari ed è arrivata a produrre 90mila bottiglie. Per scelte agronomiche le rese sono tenute basse grazie al diradamento. La buona collaborazione con Vittorio Fiore storico enologo de La Gerla ha portato alla scelta di cercare un forte legame tra territorio e prodotto lavorando per cru.

“Qui siamo a sud est di Montalcino, a Castelnuovo dell’Abate, vicino all’Abbazia di Sant’Antimo in una zona dove c’erano solo olivi, ma Sergio la considerava terra di qualità. Fu uno degli investimenti che fece quando sono entrato a La Gerla” Camminiamo tra i filari, Alberto Passeri e Carlo Zucchetti si conoscono da tempo, da quando il primo era a Viterbo per l’università e il secondo insegnava alla Tuscia il piacere del buon bere nel Ristorante Enoteca La Torre che gestiva. Guardando la terra pastosa Carlo chiede:” Che tipo di terreno c’è qui e quali sono le differenze con la Vigna degli Angeli?”

“Qui c’è una tessitura prevalentemente sabbioso-limosa con preponderanza di scheletro, più forte, non sono particolarmente magri. La zona è riparata, c’è una forte insolazione e una notevole escursione termica. Tutto questo consente una maturazione ottimale delle uve che porta poi a vini potenti, strutturati e intensi. La Vigna degli Angeli, che deriva il suo nome dall’adiacente chiesa degli Angeli è vicina al centro aziendale, nella parte a nord nord est, lì abbiamo un terreno magro e di buona pendenza, l’esposizione, l’età delle viti tutte da cloni Biondi Santi, con portainnesti vigorosi e la bassa resa danno il nostro prodotto di punta, più elegante e rotondo. Poi abbiamo La Pieve. È circa 1 ettaro di vigneto in estrema pendenza, con un’insolazione altissima, dove bisogna controllare che l’esposizione non aumenti troppo la concentrazione zuccherina. È un appezzamento molto particolare che richiede grande attenzione sulle lavorazioni in vigna. Nei mesi di luglio e agosto vengo tutti i giorni a controllare la situazione”.

Siamo risaliti in macchina per tornare a Canalicchio, nel centro aziendale. Entriamo nei locali della vinificazione dove incontriamo Donatella Monforte, moglie di Sergio Rossi, che ci saluta affabile e cordiale, i suoi modi gentili trasmettono un senso di ospitalità sincera. La lasciamo ai suoi impegni mentre proseguiamo, Alberto Passeri ci porta in cantina per la degustazione e ci mostra con orgoglio le bottiglie del 1978 prima annata de La Gerla.

I calici si riempono, inizia l’olfazione, poi Carlo chiede:“E per quanto riguarda i lieviti, come vi regolate?”

“Abbiamo sempre usato i nostri, non facciamo inoculi” risponde Alberto.

“Un aspetto interessante è il vostro modo di lavorare per cru. Distinguendo le zone e vinificando separatamente hai la possibilità di tenere sotto controllo il comportamento dei vigneti nelle diverse annate. Hai a disposizione dati utili per capire come migliorare e non ultimo puoi decidere a seconda dell’andamento stagionale quale massa prendere in considerazione”

“Sì, questo ci consente di avere uno storico incredibile e di vedere l’andamento dei vigneti. Comparare i dati è un altro elemento fondamentale che va aggiunto al controllo costante in vigna”

La nostra visita sta volgendo al termine, saliamo a vedere la foresteria, da poco terminata pronta per accogliere i clienti. La struttura si inserisce perfettamente nel contesto grazie all’uso di muratura a secco con pietre locali, mentre l’interno gioca tra la modernità degli arredi e la tradizione dei materiali dove pietra e legno esaltano i legami con il luogo. Il progetto è stato realizzato dall’architetto Roberto Baciocchi progettista-realizzatore di tutte le strutture del marchio Prada.

Usciamo sul terrazzo, da qui lo sguardo abbraccia il moto verde e ondoso del territorio, profumi, colori, suoni diventano un’eco sottile, una corrispondenza di sensi che baudlerianamente ritroviamo nel calice .

La cantina fa parte del progetto di Carlo Zucchetti e Alessandra Di Tommaso dedicato alle prime 5 DOC presente nel percorso della 56a Fiera del Vino di Montefiascone che si è tenuta dal 2 al 17 agosto scorso.

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