06122021Headline:

Le lavandaie di Bolsena nel film “social”

Gabriele Salvatores

Gabriele Salvatores

Adesso è ufficiale: alcune riprese delle lavate-cantate della Compagnia delle lavandaie della Tuscia sono state inserite in “Italy in a day”, il social movie di Gabriele Salvatores presentato all’ultimo festival del cinema di Venezia.

“Abbiamo ricevuto l’invito ufficiale a partecipare ad una delle proiezioni in prima cinematografica che si svolgeranno nei cinema italiani oggi, prima del passaggio in prima serata su Rai Tre il 27 settembre – ha detto Simonetta Chiaretti – e siamo orgogliose di aver dato il nostro contributo insieme a tanti nostri connazionali che sono stati scelti per rappresentare la realtà dell’Italia nel mondo”. Italy in a Day è infatti l’edizione italiana, curata da Gabriele Salvatores, di un progetto di Ridley Scott: Life in a day.
E’ stato chiesto agli italiani di inviare dei video realizzati con qualsiasi mezzo (telecamere, smartphone, fotocamere) da girare durante le 24 ore del 26 ottobre 2013. Desideri, sogni, paure, riflessioni, qualsiasi cosa considerata importante che accadeva quel giorno o anche, semplicemente, quello che si vedeva dalla finestra di casa.
I video ricevuti sono stati 44.197, oltre 2200 le ore di immagini. Di questi sono stati selezionati 632 video che sono poi confluiti nel film.
Presentato alla 71° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Italy in a Day è un diario emotivo, un censimento delle emozioni e dei pensieri degli italiani, una confessione laica, ispirato dalla voglia di condividere i propri sentimenti attraverso le immagini, un collettivo psicodramma italiano, di volta in volta tenero, arrabbiato, divertente o disperato. Ma anche una coinvolgente riflessione, sincera e senza filtri intellettuali, sul senso stesso di questo nostro viaggio sul pianeta Terra, in questi anni.
Nell’epoca della comunicazione digitale, della condivisione istantanea, dello strapotere delle immagini Italy in a Day è il primo esperimento italiano di film collettivo, dove il materiale narrativo (le immagini e i pensieri) vengono forniti da chiunque ne abbia voglia e l’organizzazione del racconto è affidata a chi lo fa per mestiere. Non un social network, ma un social movie realizzato con passione, rispetto e senso di responsabilità, senza rinunciare a uno “sguardo necessario” e al punto di vista personale sulla realtà.
“L’immagine dell’Italia che mi hanno restituito questi 45mila video – ha detto Gabriele Salvatores – è quella di un paese sofferente ma con dignità, speranzoso verso il futuro. C’è un senso di ‘tenerezza’ verso la vita, verso l’umanità, che ho trovato positivo per quanto mi riguarda.»
Fondata e diretta da Simonetta Chiaretti in occasione del Festival Lacuaria 2013, organizzato dal Club Unesco Viterbo Tuscia, La Compagnia delle lavandaie della Tuscia è una vera e propria ‘compagnia instabile’. Il gruppo è costituito da un nucleo di donne che hanno conservato l’uso e l’arte di lavare i panni nelle acque del Lavatoio pubblico di Bolsena e da altre (di tutta la Tuscia) che hanno aderito con entusiasmo all’idea di recuperare e valorizzare un’esperienza tradizionale di lavoro e di socializzazione.
Le “Lavate-Cantate” – le originali esibizioni del gruppo – trovano nei lavatoi il loro scenario naturale in cui la gioia, l’orgoglio di esibire la propria maestrìa, l’improvvisazione teatrale e canora, la fantasia e lo scherzo, coinvolgono ogni volta il pubblico in una vera e propria festa dell’acqua.
Nella sua composizione libera ed aperta, il gruppo ha consolidato un “carattere” inconfondibile: una vocalità femminile antica, naturale e volutamente “grezza”, con sbavature ritmiche e dal particolare timbro che sembra nascere da una ferita, tipico dei canti di lavoro. Il contesto storico-sociale a cui si ispirano anche i costumi delle lavandaie, poveri ed essenziali, è quello di fine Ottocento/inizi del Novecento, documentato dalla pittura dei maestri del realismo e dalle prime fotografie, pur senza inutili compiacimenti e forzature filologiche.
Conte, filastrocche, nenie, giochi mimati e cantati della tradizione orale del lago di Bolsena sono rigorosamente appresi a memoria, senza l’ausilio di spartiti o testi scritti.
Quello appena trascorso è stato un anno di eccezionali successi e riconoscimenti per la Compagnia delle Lavandaie della Tuscia. Tra le ultime manifestazioni a cui hanno partecipato: Jazz Up-Caffeina, Umbria Folk Festival con presentazione presso l’Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi di Roma (ex Discoteca di Stato), il I° Festival Italiano di Permacultura.
“La scelta di alcune immagini della Compagnia delle lavandaie della Tuscia per rappresentare un momento della vita quotidiana dell’Italia – ha detto Luciano Dottarelli, presidente del Club Unesco Viterbo Tuscia – è motivo di grande soddisfazione per la nostra associazione, che ha sempre creduto nella forza comunicativa di questo progetto e nella sua capacità di recuperare ed attualizzare un patrimonio immateriale di saperi, pratiche ed espressioni artistiche di grande significato”.

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