08122021Headline:

Vendemmia 2014? Annata “non ricordatora”

Vendemmia-3Non ci sono più mezze stagioni. Ormai siamo ai tropici. Clima monsonico. Non c’è stata l’estate. D’altronde pure quest’inverno non ha fatto freddo. Hanno cominciato a piantare l’uva in Gran Bretagna. Un’ annata balorda. Bertani e Dal Forno non faranno l’Amarone. In Friuli non faranno i cru. E via di questo passo. Luoghi comuni? Saggezze popolari? Non è facile districarsi nella ridda di comunicati, di interviste, dichiarazioni, documenti ufficiali come quello, peraltro interessantissimo, dell’Assoenologi. Il rischio più grande è generalizzare. Pensare che le regioni siano tutte uguali, che i territori siano simili. Ma non avevamo sempre detto che la ricchezza dell’Italia sta nella sua diversità orografica, i suoi microclimi, i suoi oltre tremila vitigni autoctoni?

Keep calm! Non solo sulle magliette ma, soprattutto, nella comunicazione. A partire da chi ne scrive. A cominciare da chi produce. Raccontare la propria specificità nella buona e cattiva sorte è fondamentale. Partendo certo dall’andamento climatico ma spiegando la propria pratica agronomica, le proprie scelte.

Per la Tuscia che vendemmia sarà la 2014? Come sempre in soli 3 612 km2 ci sono tante differenze orografiche, geologiche e pedoclimatiche. Un’annata nel complesso “non ricordatora” sia nel bene che nel male. Tutti i produttori interpellati ci parlano di un’annata con più acidità e gradazioni più basse. Tutti, compresi noi, speriamo di avere un po’ di sole nei prossimi giorni, per le uve rosse tardive: Sangiovese, Montepulciano…

Nella Teverina come ci racconta Leonardo Belcapo della Fattoria Madonna delle Macchie di Castiglione in Teverina, presidente dell’Enoteca Provinciale Tuscia, “Per la prima volta abbiamo defogliato. Per le uve precoci Chardonnay, Merlot ed Aleatico avremo più profumi e meno gradazione. Le rese, complice la stagione, saranno basse, circa un 30% in meno della media. Lavorando con attenzione abbiamo portato le uve sane in cantina. Quest’anno,” conclude “è stata un’annata da Nord Italia”.

Simone Carrini, enologo della Ciucci di Orte. “Un’annata difficile da interpretare. Ci è voluta più accortezza e lavoro, per portare in cantina uve sane, soprattutto noi che siamo in biologico. Pure noi porteremo in cantina meno uva. Stavolta abbiamo fatto una vendemmia verde molto importante”.

FedericoLeszczynski, enologo laureatosi all’Università della Tuscia, dopo importanti esperienze all’estero ed in Italia è tornato in Tuscia dalla Tenuta Ronci di Nepi, “Abbiamo avuto problemi più del solito. Soprattutto di invaiatura per i rossi. Per la prima volta abbiamo defogliato da entrambi le parti. Quest’anno i nostri Chardonnay, saranno molto più profumati ed acidi. Questo ci fa sperare in un’interessante evoluzione del vino negli anni a venire. Per i rossi non ci resta che attendere e continuare a lavorare alacremente.”

Giovanni Palombi, anche lui laureatosi all’Università della Tuscia, proprietario della Tenuta Sant’Isidoro ci racconta di un territorio climaticamente molto differente. “ Quando a Viterbo pioveva a Tarquinia c’era il sole. Quando il mio consulente enologico, Murad è venuto a controllare le vigne mi disse ”un attimo che mi metto gli stivali” ridendo gli risposi “è tutta l’estate che sono in ciabatte!” “certo, prosegue, anche noi per la prima volta abbiamo defogliato. Avremo sicuramente un’annata più acida con meno gradazione ma le rese saranno le stesse degli altri anni.”

Andrea Occhipinti, puranco lui laureatosi all’Università della Tuscia, con una tesi sull’Aleatico così coinvolgente da convincerlo a comperare i terreni e costruire una cantina a Gradoli. Il primo a vinificare l’Aleatico in tutte le sfumature, bianco, rosato e rosso, ci descrive una stagione molto difficile “ abbiamo dovuto adoperarci molto per portare in cantina uve sane. L’aleatico ha una buccia molto sottile, ci vuole fortuna ed attenzione. Abbiamo defogliato, fatto molti passaggi in vigna per togliere il marciume.” “Pensa” ci dice con il suo tono calmo ” noi siamo in biologico ed il favino quest’anno sorpassava le vigne arrivando ai due metri. Speriamo per il Greghetto, l’altra varietà rossa autoctona, che settembre ed i primi giorni di ottobre ci regalino quel sole finora sfuggente. Lavorando su basse rese, su una cernita ulteriore in cantina riusciremo a proporre dei vini interessanti. Certo chi fa l’appassimento naturale come noi quest’anno può scordarsi di fare il passito” conclude consapevolmente.

Fabio Cordeschi dell’omonima cantina di Acquapendente, apripista di una “novelle vague” dei viticoltori “al di qua e ad là del Paglia”,una zona che dopo la chiusura della cantina sociale aveva abbandonato l’allevamento della vite, ci descrive un terroir particolare “la nostra sarà una buona vendemmia. Rispetto alle altre cantine della Tuscia ci siamo salvati. Le uve sono sanissime. Lo chardonnay lo abbiamo già portato in cantina. Più acidità e meno zuccheri di sicuro. La nostra produzione è però di rossi soprattutto Sangiovese. I prossimi giorni saranno fondamentali. Ci attrezziamo per fare un inno/tributo al sole” conclude sorridendo.

Dal blog di Carlo Zucchetti

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