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Coppie di fatto: sarà la volta buona?

Coppie-di-fattoSarà la volta buona? Chissà? Dopo Pacs, Dico, DicoRe e l’ultimo testo di legge presentato dalla senatrice Cirinnà, il presidente del consiglio Matteo Renzi, riparte da zero. Chiama il capo dell’ufficio legislativo, Antonella Manzione, e le dice di preparare un nuovo testo di legge che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso.

Questa è la volta buona, finalmente, perché tutti gli interessati sono stati ascoltati. Per primi, presso l’ambasciata italiana della Santa sede, il premier, a settembre, incontrò il Segretario di Stato Vaticano Pietro Padolin, il segreatario del Sinodo Lorenzo Baldisseri e il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. Poi, per secondo, qualche giorno fa, il nuovo centrodestra.

Angelino Alfano decide di imporre una circolare ai prefetti per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso fatti all’estero. I sindaci delle città di Empoli, Milano, Bologna e persino il sindaco Marino a Roma rispondono “ Non obbedisco”. Il ministro dell’ Interno mantiene la linea dura ma abbandona ogni velleità dopo che Matteo Renzi, insieme al suo braccio destro Yoram Gutgeld, “trovano” mezzo miliardo di euro da destinare agli sgravi fiscali per aiutare le famiglie numerose. In poche parole, in cambio dell’assenso per le unioni tra persone delle stesso sesso, Alfano potrà sbandierare i soldi alle famiglie tradizionali con molti figli. Ecco, una volta sentiti tutti gli interlocutori, tranne naturalmente le associazioni omosessuali, Matteo Renzi decide che in Italia avremo le unioni civili omosex.

Un disegno di legge copiato dal modello in vigore in Germania dal 2001. Molto simile al matrimonio tranne che per due aspetti essenziali: non si chiama matrimonio e non si possono adottare bambini esterni alla coppia. I vescovi hanno chiesto a Renzi molta cautela riguardo ai figli: la mediazione è stata che l’adozione sarà possibile solo se uno dei due genitori è quello biologico. Nessun affidamento di figli esterni alla coppia.

Per il resto diritti e doveri saranno quelli del matrimonio tradizionale: reversibilità della pensione, diritto di successione in caso di morte, assistenza negli ospedali e carceri, partecipazione ai bandi per case popolari, sussidi fiscali. Quindi unioni civili per gli omosessuali e matrimonio per gli eterosessuali. Per lo stesso sentimento, l’amore, si applicano due regolamentazioni diverse. Che forse un omosessuale ami di meno il proprio compagno? Esistono amori di serie A e B?

Purtroppo in Italia non si riesce a dire la vera ragione di questa discriminazione. L’unica, che si deduce dagli spostamenti e colloqui del nostro capo del Consiglio, è che da una parte bisogna tutelare la
Chiesa e dall’altra sempre la Chiesa. In uno stato che si dice laico si è ormai capito che chi veramente detta legge è il Vaticano. Gli accordi sembrano chiari. Non dare gli stessi diritti alle coppie omosessuali e, soprattutto, non permettere agli eterosessuali di scappare dal matrimonio. Per loro solo una forma di unione deve esserci, in modo che il ministero della Chiesa non venga messo in discussione e continui ad esercitare le dovute pressioni sullo Stato italiano.

In piccolo, ma molto in piccolo, questa storia la stiamo vivendo nel Comune di Viterbo. Lo scorso marzo sono state approvate le unioni civili. Una gran polemica sfociò tra le associazioni cattoliche e il Comune per dare alle coppie omosessuali qualche forma di tutela. La lotta contro gli omosessuali era solo una bandierina per non permettere agli eterosessuali di avere un’altra forma di unione, tutelata dallo stato, che non fosse il matrimonio.

A marzo la giunta votò la delibera e anche Viterbo entrò tra i comuni virtuosi ad avere le unioni civili. Ma queste unioni, ad oggi, non sono ancora state rese operative. Nessuno sa cosa fare. Nessuno sa diritti e doveri. Nulla sul sito del comune, nulla se si va a parlare con qualche impiegato. Insomma, si diede il contentino a chi combatteva per la parità di diritti e poi, si avallò la tesi delle associazioni cattoliche che non volevano queste unioni. Ad oggi a Viterbo le unioni civili non esistono. Questa amministrazione non mantiene le promesse e le delibere approvate. Speriamo che non succeda lo stesso per le leggi dello Stato italiano.

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