29112021Headline:

Ecco gli stati generali dei comuni disagiati

E il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi

E il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi

Da Amatrice s’alza un ruggito, o meglio un ululato, perché lassù tra i monti della Laga è il lupo l’animale al quale stare attenti. E come un lupo, orgoglioso e rabbioso, ma che non molla, il sindaco Sergio Pirozzi lancia il suo progetto. Che non è una rivolta o una sommossa né, si spera, un altro di quei fantasiosi progetti sulla creazione di un “partito dei sindaci” che ogni tanto riciccia nella politica italiana. No, quello di Pirozzi è un punto di partenza. E lo spiega lui stesso, nella lettera invitata ai tutti i primi cittadini dei piccoli comuni italiani, specie quelli isolati o disagiati, tra le montagne o magari sulle isole.
“La politica ministeriale e regionale in questi ultimi anni ha saputo unicamente far di conto, ha tagliato di netto ospedali, reparti e risorse, non tenendo in considerazione le peculiarità di ogni area, i bisogni propri delle popolazioni, i difficili equilibri fra città e periferie – spiega Pirozzi – Le scelte sono state simili ovunque. Così, non abbiamo soltanto servizi sanitari disomogenei fra nord e sud del Paese, ma anche all’interno di una stessa regione o provincia, fra città e zone marginali. Cittadini di serie A e di serie B. La differenza può essere la vita e la morte”. Un esempio lampante viene proprio da Amatrice, che negli ultimi tempi ha animato una memorabile battaglia contro la Regione, che avrebbe voluto derubricare l’ospedale locale a “casa della salute” (stesso discorso, scongiurato, riguardava Acquapendente). Una battaglia che gli amatriciani hanno combattuto con valore, fino a minacciare la secessione dal Lazio via referendum.
Ora Pirozzi va oltre. E chiede il salto di qualità della lotta, senza confini geografici né – udite udite – di colore politico: “A questo quadro, come amministratori, abbiamo il dovere di opporci – scrive il sindaco – Gli ospedali ed i servizi socio-sanitari delle periferie, delle zone montane ed insulari vanno difesi ed i primi a farlo devono essere i sindaci di questa Italia minore, che unendosi al di là delle appartenenze politiche possono far sentire alta la loro voce per una battaglia di civiltà. Fare il sindaco è una grande responsabilità, farlo in comuni dell’Italia minore sta diventando sempre più difficile perché la politica centrale è indifferente al destino di questa parte d’Italia definita marginale, abbandonata da sempre, sola ad affrontare problemi vitali, con risorse economiche risicate”.
Ma è anche l’Italia più bella, quella dei campanili e delle tradizioni ma pure della piccola e media impresa, spina dorsale del sistema Paese. E l’impressione è che Governo e Regione se lo ricordino solo quando serve. Ecco allora l’idea di Pirozzi, “una sorta di Stati generali dei Comuni periferici”, come li chiama lui invitando per sabato prossimo tutti i sindaci che si sentono impegnati in questa difficile avventura. Appuntamento alle ore 16 al centro cuturale dell’ex chiesa di San Giuseppe. Senza dimenticare la fascia tricolore.

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