24092022Headline:

Caro precario, ti scrivo…

precariCaro amico precario della pubblica amministrazione,

Ti scrivo questa lettera per chiarire il mio pensiero sulla situazione tua e di tanti altri che, come te, affrontano questa difficile fase della propria vita.

Prima però alcune premesse. E’ infatti bene che tu sappia che la mia condizione non e’ meno “precaria” della tua.

Ho quarantuno anni, esperienza diretta del precariato nella scuola e sono un “micro” (ma veramente micro ormai) imprenditore. Fino a qualche hanno fa avevo 2 società, cinque dipendenti e vari collaboratori esterni. Oggi una società e due soli dipendenti, io ed il mio socio. Prima lavoravo seduto nel mio ufficio. Oggi svolgo mansioni che ieri faceva per me qualcun altro. E giro, giro, giro, come una trottola. Ti va di accompagnarmi?

Bene, sveglia alle 7 che si parte! Bambina a scuola, un’ora di macchina e di corsa a Viterbo in provincia, sono circa le 9. Ora sono un “politico”. Si sono fatte le 11, si riparte, altra ora di macchina e finalmente in ufficio al lavoro. Dalle 12 alle 13 sono il Responsabile Marketing della mia azienda. Sono a casa, mi cambio al volo per fare un’ora di sport. Ore 14 di nuovo a casa, doccia, un panino e cambio d’abito. Stavolta un vestito “comodo”, perchè bisogna stare al volante per circa 4 ore. E si, oggi pomeriggio faccio l’autista del mio mezzo pubblicitario, fortunatamente questa settima abbiamo un cliente! Ore 19, ancora casa, mi ricambio e via, altra ora di macchina ed alle 20 di nuovo a Viterbo per riunione politica con cena “incorporata”. E’ tardi, si sono fatte le 23, riprendo la macchina, altra ora e finalmente a mezzanotte sono a casa! Bacetto alla figlia (che chiaramente dorme), saluto alla moglie (che, invece, di dormire non ne ha alcuna voglia, almeno prima di farmi notare che sono un marito ed un padre “assente”). Scuse di circostanza e promessa a “cambiare registro”, con la consapevolezza, per entrambi, che non sarà mai mantenuta e, finalmente… letto! Domani si ricomincia.

Ora, io credo che le generazioni che ci hanno preceduto hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Non e’ colpa dei “singoli”, era un sistema sballato. Mentre noi stiamo vivendo al di sotto delle nostre capacità. Si perchè io, come te, ho seguito i “consigli”. Diploma, Università, Master, un po’ di gavetta… ma poi vedrai! Tu hai visto?

Tutto ciò premesso, capirai che tra i tanti “politici” cui ti imbatti ogni giorno frequentando il tuo posto di lavoro, io sono un politico quantomeno “atipico”. E capirai anche che la tua condizione la comprendo davvero. Ma non per “sentito dire” o per “convenienza”, semplicemente perchè la vivo quotidianamente. E’ anche la mia condizione, purtroppo. Questo però non mi impedisce di sostenere con forza le mie idee. Non so se giuste o sbagliate, sono semplicemente le mie. E poco mi importa se scontentano qualcuno, fanno piacere ad altri o se a volte mi converrebbe stare zitto.

Io dico quello che penso, me ne assumo la responsabilità, per poi rispettare ed attenermi alle decisioni della maggioranza. Questo e’ per me fare politica, questo e’ stare in un partito. Ed ecco allora quello che penso sul mondo del lavoro, sulla tua condizione di precario e quali sono i miei dubbi:

1. Penso che sia giusto che in un ente pubblico si entri solo per concorso e ci si resti per “merito”. Che il fatto di non poter licenziare un dipendente od un funzionario della pubblica amministrazione colpevole di reato grave, ma anche semplicemente perché un fannullone, od incapace, sia un problema. Forse qualche precario volenteroso, magari plurilaureato, avrebbe avuto qualche chance in più. Non credi?

2. Il problema dei precari della pubblica amministrazione e’ in larga parte ascrivibile alla malagestione della classe politica di questo paese, bipartisan. L’aver utilizzato enti e società pubbliche come “ammortizzatori sociali” non ha risolto il problema, lo ha semplicemente rimandato. Ingigantendolo.

3. Un politico che rimanda problemi alle generazioni future o ai politici che verranno invece di affrontarli, e’ un “buon politico”?

4. I tuoi problemi non sono forse gli stessi di un giovane professionista che ha deciso di aprire una partita IVA, magari per fare il “parafangaro” (avvocato alle prime armi che in uno studio legale fa solo pratiche per incidenti), che dopo tanto studiare non e’ proprio il massimo della vita.

5. Le ansie sul futuro che vivi non si equivalgono a quelle dell’amico sfigato con cui dividevi la camera al tempo dell’università, che magari finiti gli studi ha provato ad intraprendere la carriera di commercialista ed oggi, in tempo di crisi, assiste impotente alla chiusura di tante piccole attività. Vedendo i suoi clienti diminuire di giorno in giorno.

6. Restituire dignità all’imprenditore (e mi riferisco soprattutto al piccolo imprenditore, quello che lavora gomito a gomito con i suoi impiegati ed operai), anche quando costretto a licenziare, al pari del lavoratore, è per me un atto di responsabilità e di civiltà.

Quello che voglio dirti e’ che se domani si trovassero le risorse per stabilizzarti, magari a tempo indeterminato, io ne sarei felice. Ma se nel frattempo qualcuno “anima”, senza solide certezze, le tue legittime speranze di aver trovato finalmente un posto di lavoro, io non ci credo. E te lo dico. Perchè vedi caro amico mio, alla fine, dovendo scegliere, io preferisco non essere un “buon politico”, ma almeno provare ad essere un uomo.
Ti abbraccio forte.

P.S. Dopo aver fatto incazzare nell’ordine: mia moglie e mia figlia; le generazioni che ci hanno preceduto; i fannulloni e gli incapaci della pubblica amministrazione; i “buoni politici” di un tempo; gli avvocati alle prime armi per avergli dato dei parafangari; i commercialisti per averli considerati degli sfigati.

Mi spieghi perché tu dovresti avercela tanto con me?

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