23092017Headline:

Tre gioielli viterbesi tra i luoghi incantati

Il bosco del Sasseto a Torre alfina

Il bosco del Sasseto a Torre alfina

Corchiano, Civita di Bagnoregio e il Bosco Monumentale del Sasseto a Torre Alfina tra i 20 “luoghi incantati” d’Italia. A sancire la peculiarità delle tre località viterbesi (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) è Swide, il magazine del lusso di Dolce&Gabbana che, in un reportage dedicato appunto alle italiche zone da visitare assolutamente, riserva alla Tuscia una posizione di assoluto rilievo. Non è stata stilata una classifica ma una sorta di elenco di paesi, zone e monumenti che meritano particolare attenzione.
La provincia di Viterbo piazza dunque tre gioielli nella “top twenty”: un piccolo, ma significativo record che testimonia di quanto questa terra è in grado di poter esprimere attraverso le sue bellezze naturali, paesaggistiche e architettoniche. A seguire è la Puglia, anzi la provincia di Bari che viene segnalata per le Grotte di Castellana e i Trulli di Alberobello. Rimanendo nel Lazio citazione anche il Giardino di Ninfa a Latina. E le regioni confinanti? In evidenza la Toscana che sfoggia l’Abbazia di San Galgano a Chiusdino (Siena), il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano (Lucca) e il Gigante dell’Appennino nel Parco di Villa Demidoff a Vaglia in provincia di Firenze. Un’unica località segnalata in Umbria: la Cascata delle Marmore. E poi in rapida successione: Campo Imperatore (Abruzzo), Cascate del Varone (Trentino Alto Adige), Castel Savoia (Valle d’Aosta), Erice (Trapani), Isola Bella (Lago Maggiore), Monte Cristallo (Belluno), Necropoli di Pantalica (Siracusa), Isola di Loreto (Lombardia), la Reggia di Caserta e Vipiteno (Bolzano).
Che cosa si può ricavare da tale riconoscimento, tributato peraltro da una rivista (con sito web annesso) che si rivolge ad un pubblico piuttosto selezionato e, in generale, dotato di solide basi economiche? Molto semplice: la Tuscia ha potenzialità considerevoli, spesso trascurate o sottovalutate o mal gestite o pubblicizzate poco. E allora, se è vero che turismo, cultura, accoglienza sono gli architravi su cui deve poggiare lo sviluppo di questa terra, allora si prenda spunto da questi riconoscimenti che sanciscono inequivocabilmente dove bisogna investire e lavorare. A Bagnoregio ci stanno già riuscendo (lo stabilisce il crescente numero di visitatori), in altri posti si fa più fatica. Ma qualcuno ha mai sentito parlare di marketing territoriale? Meglio crogiolarsi con le presenze alle varie Borse internazionali del turismo dove si fa vetrina ma di contratti concreti con i tour operator europei e non solo se ne sono visti sempre pochissimi.

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