25022020Headline:

I Mostri di Bomarzo su Italia misteriosa

La rivista dedica un servizio al suggestivo parco viterbese

La copertina del quinto numero di Misteri d'Italia

La copertina del quinto numero di Italia misteriosa

La rivista è nuova di pacca, appena cinque numeri. Ma già dal nome si capisce quanto si collochi paraculamente tra le cugine destinate al grande pubblico. Alle masse, per chiarire il concetto. Che finché rimangono sì curiose e interessate a determinati argomenti, senza dubbio assicurano lunga vita. E lunghi sponsor. E conseguente sopravvivenza redazionale.
Si chiama “Italia misteriosa”. Ed ha sede in Roma. Tre i direttori. Il responsabile è Silvia Agabiti Rosei. L’editoriale Nicola Pezzella. L’artistico Alberto Forgione. Che si occupa pure di grafica e impaginazione. Nonché risulta essere amministratore unico. Chiude Mike Plato (in squadra un nome esotico ci vuole sempre), addetto al booxtore (che sarà mai?). In ogni caso, descritto il prodotto, ecco il quinto numero del novello mensile cartaceo. Lo sfondo è nero. In alto troneggia la scritta “Italia misteriosa”, con una sorta di araba fenice parcheggiata a destra (altro grande classico). Al centro il titolo su due righe: i misteri del parco di Bomarzo. Dietro, gigantografia della “bocca” in pietra. Quella che conoscono ovunque. Che rimanda alla parente “della verità”. Ma lì ci si ficca solo la mano. Qui invece vi si può entrare.
Editoriale. Firmato da Pezzella, che parte con larga introduzione. Si passa dal “Graal” tanto caro a Giacobbo, il presentatore-ideatore di Vojager. L’hombre dei Templari e soprattutto del chupacabra. Per arrivare (appunto) a Bomarzo, ritenuto sito profondamente esoterico. “Si trova in provincia di Viterbo. Qui il bosco sacro e una piramide etrusca ci parlano di un particolare luogo energetico”, aggiunge nella pagine seguenti (nel primo piano) Cristina Vignoli. Una delle tipe che lo fanno, il giornale.

Il servizio all'interno

Il servizio all’interno

In tutto sono ben sette i fogli dedicati alla gemma della Tuscia. Con tanto di foto, approfondimenti, informazioni per il turista e chicche varie. Tipo il Palio di San Anselmo e la sagra del biscotto (misteriosissimo, così come la ricetta).
“Subito fuori dal centro abitato ci si avventura in un territorio dove la natura domina incontrastata, e dove rimangono solo dei segni, ancora non del tutto portati alla luce, dell’antica armonia fra l’uomo e la vegezuine”. Che non è una medicina, ma probabilmente un refuso. Noi di Viterbopost sposiamo la tesi secondo cui si sta parlando di “vegetazione”.
Non manca, sfogliando, un ampio spazio dedicato al “campo biomagnetico”, in generale. Che non si dica quindi che non si fa anche cultura. La chiusura invece ritorna su un lunghissimo approfondimento sul borgo appena fuori Viterbo. E ci sta anche il tagliando col 20 per cento di sconto, qualora ci si volesse capitare di persona.
Insomma. La rivista, almeno ad una prima scandagliata, appare quantomeno discutibile. Ma ancora una volta, entrare in edicola e vedere un pezzo della propria terra pubblicizzato tra Novella 2000 e il National geographic, ha il suo perché. Com’è poi che si dice? Bene o male, purché se ne parli.

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