24022020Headline:

Quel sacro fuoco che accende Bagnaia

Dalle 18 alle luci dell'alba: festa e tradizione si fondono nella frazione

Uno dei momenti di "montaggio" della pira

Uno dei momenti di “montaggio” della pira

Quando il sacro si mescola col profano (o viceversa) si finisce inevitabilmente per dar vita ad un gran baccanale. Se come contorno poi ci si aggiungono ingredienti quali la musica, il vino, e le fiamme, allora il successo è senza dubbio assicurato.
Con questi ottimi propositi, e con la voglia costante di crescere rappresentata da promotori sempre verdi (che si rinnovano a cicli cadenzati) il fuoco di Sant’Antonio Abate, a Bagnaia, è divenuto ormai uno degli appuntamenti più importanti della Tuscia. Nato come tributo al protettore degli animali (che anticamente erano una risorsa per il lavoro nei campi e per l’alimentazione), è diventato qualcosa di più.

I primi festeggiamenti dopo l'accensione

I primi festeggiamenti dopo l’accensione

Si svolge regolarmente ogni anno, il 16 di gennaio e dura fino alla prima mattina del 17, Sant’Antonio appunto. Che piova o che nevichi poco importa. Il Comitato arrocca la pira (che precedentemente ha con fatica tagliato, raccolto, lavorato) e tenta di portarla un pochino in più verso il cielo rispetto ai predecessori. La storia insegna che i primi falò addirittura si potessero saltare. Ora manco Dick Fosbury in persona ci riuscirebbe. Tanto per rendere l’idea, la mattina seguente ai festeggiamenti ci vogliono i Vigili del fuoco per stemperare i bollori.
Ma andiamo oltre. Il Focarone, così lo chiama poi chi lo compone, rappresenta non solo una tradizione, ma anche un momento di grande apertura sociale. Si mangia in piazza (XX settembre), si beve in branco, non si rientra a casa (se non a sole già alto), ci si concede un po’ di più rispetto alla norma. E magari anche alle norme.

Ok, c’è da rispettare il canovaccio. Processione. Benedizione. Cavallucci (biscotti tipici a forma di equino) e cioccolata calda. Ma poi, improvvisamente, la legna prende. E si accende contemporaneamente agli animi di chi, l’anima, ce l’ha messa sul serio. Sessanta persone, tante ci vogliono per far girare la pesante macchina organizzativa. Che si occupa di tutto. Dalla motosega ai permessi. Dai contatti con le band musicali alle salsicce. Una faticata senza pari. Ripagata dal solo (per modo di dire) divertimento. Una di quelle cose, in sostanza, che si fanno perché si ha voglia di farle. E basta.

Lo stand gastronomico aperto fino a notte fonda

Lo stand gastronomico aperto fino a notte fonda

Tornando al profano invece, l’aspetto più moderno del contesto è rappresentato da chi, sfidando l’inverno, decide di salire a suonare sul palco. Statuto, Sandokan, Ramiccia, questi gli ultimi nomi. Un crescendo di qualità e di fama che procede di pari passo con la notorietà e la popolarità (esorbitante) dell’evento. Insomma, non serve andare a Monaco per godersi un buon concerto, mangiare tipico, sorseggiare calici e calici di rosso (altro che birra annacquata) e concedersi una scazzottata coi crucchi. Il prodotto è bello che servito dai bagnaioli. E una provincia sana può esserne orgogliosa.
Nota di chiusura. Domani (partenza ore 18) i gruppi che si esibiranno saranno tre: Rifflessi, Corazzata Kotiomkin e Vallanzaska. Ce n’è per tutti i gusti.

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