13042021Headline:

Ci rivediamo da Schenardi (finalmente)

La riapertura dello storico locale. Panaccia: "Ancora nel cuore della città"

Primo Panaccia col sindaco Michelini

Primo Panaccia col sindaco Michelini

“Il centro storico non deve tornare a vivere perché riapre Schenardi, ma grazie ad una serie di iniziative, di cambiamenti, che consentano ai viterbesi di passare una mezza giornata nel cuore della loro città, anche senza spendere una lira, ma per cultura, idee, o semplice voglia di aggregazione”. Parole e musica di Primo Panaccia, che a quasi undici anni dalla prima volta riprova a portare in auge il Gran caffè al Corso: giovedì 5 marzo, dalle 17.30, l’inaugurazione ad invito, dal giorno successivo aperto a tutti (dalle 7 di mattina alle 21, fino alle 2 di notte nel finesettimana e anche d’estate). Panaccia lo fa perché è un imprenditore, certo, ma anche perché da viterbese ci tiene e perché ha una certa visione delle cose: “Una passeggiata in centro non dev’essere soltanto shopping, ma anche riappropriarsi delle tradizioni, dell’identità, della nostra comunità”.

Schenardi può essere il centro di gravità permanente di questo progetto di rinascita (che pure l’amministrazione Michelini ha in animo da quando è entrata in carica, e che ha cercato di assecondare, tra alti e bassi), e basta la storia secolare del posto per rendersene conto. La potete leggere a parte. Ma quello che i resoconti d’epoca non raccontano è lo spirito del luogo. Dalle fronde liberali a cavallo del primo novecento, alle discussioni letterarie, al Duce che ci si rifocillava dopo i suoi blitz galanti nella Tuscia, fino ai ruggenti anni Sessanta (Il sindaco Michelini: “Da ragazzi ci andavamo, vestiti bene, perché sennò si rischiava di non entrare, o di essere guardati male…). Gli aperitivi – questo posto meriterebbe di essere riaperto soltanto perché qui hanno inventato il paradisiaco 103 -, le paste, i gelati. E ancora: le presentazioni di libri, le conferenze stampa, gli incontri e le idee. Prima del Mc Donald’s, costretto dopo un po’ a chiudere neanche fossimo a Kabul.

Gli interni del Gran caffé Schenardi durante l'ultima ristrutturazione

Gli interni del Gran caffé Schenardi durante l’ultima ristrutturazione

Eccolo, il fascino di Schenardi, conosciuto in tutto il mondo e rinfacciato ai viterbesi in trasferta (“Ah, è chiuso? Che peccato, che vergogna, che scandalo”). E però non basta, il fascino, per reggere in piedi un’attività economica, per sostenere le leggi di mercato, per mantenere la trentina di lavoratori assunti dopo quattro, attentatissimi, livelli di selezione (e a livello occupazionale questa è comunque una buona notizia, visti i tempi). Ci vuole anche altro. L’offerta di prim’ordine per il caffè (macchinari all’avanguardia, un’accademia targata Illy), il ristorante, la pasticceria, la gelateria. Lo spazio multimediale, altra novità, con tablet per consultare notizie da tutto il mondo e il wi-fi libero. E ancora: gli eventi. Già da domenica 8 marzo, quando da piazza del Plebiscito, via Roma, piazza delle Erbe, si distribuiranno tutta una serie di spettacoli – saltimbanchi, caricaturisti, zucchero filato e pop corn – per salutare l’apertura e intrattenere viterbesi giovani e adulti. Gratuitamente. “E altri ne faremo in futuro”, assicura Panaccia.

L’opera di restauro degli antichi locali è terminata, e ha visto all’opera i professionisti del campo e materiali all’avanguardia. Giovedì ci saranno anche le telecamere di National Geographic a riprendere il tutto, per raccontare l’antica storia di Schenardi, quello che ha significato nella crescita – e nell’educazione – della comunità. Nella speranza che il contributo possa continuare, con forme diverse ma con lo stesso scopo, anche nei secoli a venire. Per la cronaca: il caffè dovrebbe costare un euro.

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