27112022Headline:

La Fials interroga Renzi sugli infermieri

Ricci: "La gestione del personale nei Pronto soccorso della Tuscia non convince"

Vittorio Ricci (Fials)

Vittorio Ricci (Fials)

Hanno preso carta e penna, come si faceva una volta, quelli della Fials. Non il calamaio però, meglio inviare una mail. Che fa prima ad arrivare e si evita anche il francobollo. Comunque, tema del dibattito, la sanità. Che non è una novità (e ci scappa anche la rima) ma rimane in ogni caso un argomento di attualità (altra rima).
Destinatario della missiva, addirittura il premier Renzi. Segno che la cosa è seria, scottante, e delicata. Tant’è, per rimarcare il concetto, che l’allarme parte dalla Fials nazionale. Sottoscritto poi a caduta dal frangente locale. Insomma, i guai ospedalieri ci stanno pure a Viterbo. Andiamo quindi a vederli.
“Da quanto abbiamo potuto apprendere – dice Vittorio Ricci, per il sindacato – pare che nei punti di primo intervento degli ex ospedali di Montefiascone e Ronciglione, vengono impiegati infermieri provenienti da Belcolle, per l’effettuazione di turni anche di notte, che a causa di assenza totale o quasi di richiesta di prestazioni, si fanno un lungo sonno fino al sorgere del sole”.
E questo parrebbe male. Quantomeno in ottica di tagli e ridimensionamento (decantati proprio da Renzi). Andiamo avanti: “Non abbiamo ancora notizie certe sul fatto che gli stessi infermieri, indossino per la notte il pigiama o mantengano la loro divisa – sottolinea il segretario provinciale – ma di certo c’è che per lo stesso non far niente, o quasi, i rispettivi medici percepiscono circa 48 euro per ogni ora di non lavoro, che equivale a dire che per un turno di guardia di 12 ore presso i suddetti Ppi il personale percepisce circa 576 euro”.
Il tutto inoltre, mentre al Belcolle si fanno i salti mortali (e senza maggiorazioni in busta paga) per riuscire a coprire gli interventi. “Ma c’è di più – sempre lui – di fronte alla carenza di operatori sanitari come di posti letto per i pazienti, che nella Asl Viterbo è di gran lunga superiore alle altre strutture della Regione, si perpetuano situazioni aberranti dove in barba ai tanti disoccupati, non solo si consente ad alcuni infermieri di raddoppiare lo stipendio presso la casa circondariale di Mammagialla, ma si trovano strane difficoltà a dare applicazione alla deliberazione n. 170/2015, adottata proprio per una più equa ripartizione dei sacrifici, tra tutti gli infermieri idonei (56) che hanno richiesto di effettuare ore in libera professione presso la citata struttura”.
E quindi, a fronte di tali discordanze, qualche dubbio sorge. “La Asl può permettersi di pagare operatori che non erogano prestazioni, cioè che non lavorano? – chiude Ricci – Ha messo inoltre in atto i controlli sulla sicurezza dei lavoratori esposti ai rischi determinati da doppi turni, da stress da lavoro correlato, dagli effetti negativi prodotti dalla eccessiva attività libero professionale sull’attività istituzionale, come nel caso descritto di Mammagialla? È inoltre infine intervenuta per sanare palesi evidenti discriminazioni dove spesso chi lavora di più non è tutelato e guadagna di meno e chi non ha dati oggettivi di produttività nell’attività istituzionale, è spesso in vari modi incentivato e valorizzato?”.
Si attendono risposte.

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