21012022Headline:

Perché Gradoli dice no all’ingresso in Talete

Non c'è nessuna convenienza a cambiare: i cittadini spendono esattamente un quarto

Un panorama di Gradoli

Un panorama di Gradoli

Alta Tuscia, sponde del lago di Bolsena, Gradoli. Secondo l’imperdibile Wikipedia, 1479 abitanti. Un comune piccolo, insomma, dal bilancio risicato e stretto all’osso (ma questo vale per tutte le italiche municipalità), dove persino cinquemila euro sono una somma sulla quale bisogna riflettere a lungo. Gradoli è anche uno di quei comuni (33 in tutto: 31 nella Tuscia, 2 nella provincia di Roma) che hanno ricevuto dalla Regione Lazio l’intimazione di cedere il servizio idrico integrato a Talete, pena l’arrivo di un commissario.

Ebbene, Gradoli dice no: non ha nessuna intenzione di entrare in Talete. Innanzitutto con una lettera ufficiale in direzione Pisana in cui si contesta che il provvedimento sia firmato da un dirigente e non da un amministratore (il presidente Zingaretti o l’assessore Refrigeri). Ma questo è l’aspetto formale e burocratico: quello sostanziale riguarda i costi. I cittadini gradolesi spendono per l’approvvigionamento idrico esattamente un quarto rispetto a quanto pagherebbero se il servizio fosse gestito da Talete. In soldoni, se una famiglia viterbese ad esempio paga 100 euro a trimestre e di colpo si trasferisse sulle rive del lago, pagherebbe ugualmente 100 euro. Ma in un anno. Bel risparmio.

Un altro scorcio di Gradoli

Un altro scorcio di Gradoli

Va aggiunto che da quelle parti non c’è il problema dell’arsenico nell’acqua prelevata dall’acquedotto del Fiora. Sono presenti invece i fluoruri, ma con un sistema di miscelazione a monte la soluzione è stata trovata e felicemente applicata. A proposito, uguale metodo dovrebbe essere utilizzato anche nella Tuscia interessata dalla presenza di arsenico, visti gli altissimi costi di manutenzione dei dearsenificatori. E la depurazione? E’ affidata, come per tutte le municipalità della cinta lacuale, al Cobalb che gestisce il servizio senza particolari problematiche, pare.

E se la Regione insistesse nei suoi intenti e nominasse un commissario ad acta? Intanto si resisterà in giudizio con un ricorso al Tar e poi si vedrà. L’unica certezza, allo stato dell’arte, è che i risparmi sono così ampi e consistenti che non si vede alcuna convenienza a cambiare.

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