08122021Headline:

Cannabis: l’altro aspetto (terapeutico) della marijuana

Una pianta di cannabis sativa

Una pianta di cannabis sativa

Il Consiglio regionale del Lazio sta progettando di ripristinare l’antica coltivazione di cannabis ad uso alimentare e industriale a Canepina: l’obiettivo è quello di rilanciare il settore agricolo della provincia di Viterbo, costruendo una filiera produttiva in grado di creare cospicui ricavi e nuovi posti di lavoro, ma allo stesso tempo favorendo lo sviluppo di una risorsa ecosostenibile e vantaggiosa per la salvaguardia del territorio. Si tratta di cannabis sativa, meglio conosciuta come canapa, ampiamente utilizzata nei settori tessile, alimentare ed edile, o nella produzione della carta.
Altro è la questione legata all’aspetto terapeutico della cannabis, un argomento che sta comunque tenendo banco negli ultimi mesi all’interno di Senato e Parlamento, grazie ad alcune recenti proposte di legge presentate da Radicali, Pd, Sel e M5S.
Sulla cannabis medica sono molti gli studi fino ad ora pubblicati che ne hanno dimostrato i benefici terapeutici. L’ultima pubblicazione significativa è apparsa sul Journal of Neuroimmune Pharmacology lo scorso marzo: gli autori di questa ricerca scientifica, M. E. Lynch e Mark A. Ware, hanno stabilito come la marijuana possa essere considerata un’opzione terapeutica efficace come analgesico nel trattamento del dolore cronico, migliorando anche alcune altre condizioni secondarie alla patologia come la qualità del sonno, la rigidità o la spasticità muscolari. Tali risultati sono fondati sulla revisione sistematica di un totale di ben undici studi precedenti i cui criteri di valutazione sono stati ritenuti eccellenti. Sette di queste undici analisi scientifiche hanno dimostrato gli effetti benefici dei cannabinoidi, mentre gli effetti collaterali comunemente riportati (come ad esempio stanchezza o capogiri) sono stati giudicati di lieve entità e generalmente ben tollerati dai 1185 pazienti presi in esame.
Questa e molte altre pubblicazioni – nonché le testimonianze dirette dei malati stessi – hanno spinto diverse associazioni no-profit a rappresentare i pazienti italiani e tanti esponenti politici di varia estrazione a interessarsi alla questione legata alla legalizzazione. L’utilizzo della cannabis medica in Italia è concesso nonostante la difficile burocrazia con cui i malati devono scontrarsi. Pare che tuttavia qualcosa si stia muovendo a loro favore: mediante il trattamento dei semi di CBD, è partita da qualche settimana la prima produzione italiana di farmaci cannabinoidi da parte dello Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze. Sotto la supervisione del Ministero della Difesa, l’esercito sta coltivando marijuana destinata ai pazienti italiani che oggi sono costretti ad acquistare farmaci cannabinoidi provenienti dall’estero, a costi quantomeno proibitivi.

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