05072022Headline:

Non tutte le pale vengono per nuocere

L'esempio di Piansano, dove ci sono 21 impianti in aperta campagna

Piansano, pecore all'ombra della "pala"

Piansano, pecore all’ombra della “pala”

Tuscania e Orvieto hanno detto no. Muovendosi anzitempo e con raziocinio. Bloccando così un paio di progetti che, stando alla realtà dei fatti, avrebbero deturpato territorio, storia, cultura e turismo. I parchi eolici pensati nelle due bomboniere non verranno realizzati. Per volere dei sindaci e di diverse associazioni. Rimane però in ballo il cosiddetto dibattito pubblico. Che si è riaperto, a distanza di pochi anni, dopo che a Piansano sono stati issati ben 21 aerogeneratori.
L’inaugurazione dell’impianto piansanese si tenne nel dicembre del 2011. Oggi come oggi la vita in paese scorre tranquilla (lenta, ma tranquilla). La popolazione tutto sommato convive col parco. E di certe discussioni infuocate rimane solo un lontanissimo ricordo.
Eppure in quel periodo si giocò una battaglia pesante non poco. L’eolico spaccò a metà il borgo, tra favorevoli e contrari. Al punto tale di diventare il primo argomento in lista durante la campagna elettorale.

Proiezioni terrificanti su Tuscania

Proiezioni terrificanti su Tuscania

Ora, al di là di come andarono le cose in ambito politico (che poco interessa), vanno rimarcati alcuni dati evidenti che si sono via via concretizzati, e che possono servire da termine di paragone. Il primo tocca l’aspetto geografico-territoriale. Piansano non ha mura, non ha una chiesa di importanza rilevante. Non vi è un corso affollato di tedeschi e olandesi. Non gode di turismo da quando è stata coniata la parola “turista”. Sotto le “pale” continuano a lavorare agricoltori e allevatori. Che oltretutto incassano un piccolo affitto annuale sulla porzione di terreno concessa. E che si sono ritrovati sistemate ad hoc le stradine quotidiane di percorrenze (attualmente autostrade bianche).
Nulla a che vedere quindi col binomio di cui sopra. Gli aerogeneratori avrebbero senza dubbio modificato (ed in modo irreversibile) il colpo d’occhio. Certo è comunque che la famosa torre piansanese che spunta da dietro la torre (quella vera) ancora viene marcata come “una bella schifezza”. Aspetto questo che, in ogni caso, tocca i soli “mi piace” o “non mi piace”. E che quindi non avrà mai un giudizio netto ed oggettivo.
Rimanendo sul frangente turistico poi, l’ultima curiosità è la seguente: dal 2012 in diversi si sono affacciati al parco. Studiosi, curiosi, operai, comuni mortali. Insomma, le attività commerciali due spicci in più li hanno incassati. E per un borghetto tagliato fuori dalla forbice mare-lago (Tarquinia e Capodimonte) non è oro, ma manco denaro da buttar via.
Si passa così al dilemma economico, ossia il compromesso di “avercele in casa”. Il sindaco tuscanese Bartolacci, così come il collega umbro, ha basato il futuro dei suoi elettori sul rilancio delle bellezze architettoniche. Sul buon cibo, sull’artigianato e via discorrendo. A

Ancora Piansano, un agricoltore alle prese col terreno e di dietro un aerogeneratore

Ancora Piansano, un agricoltore alle prese col terreno e di dietro un aerogeneratore

Piansano un discorso di questo tipo non si può fare, poiché oggettivamente impossibile. Pertanto, e a partire da subito, i moderni mulini a vento sono divenuti un’entrata importante nelle casse comunali. Dal battesimo ad oggi infatti sono entrati circa 900mila euro. Liberi da vincoli. E quindi investibili nel sociale, nelle infrastrutture, nelle giornaliere emergenze. Anche qui la folla si divide tra lamentosi e affini. In un vortice che non porta, chiaramente, da nessuna parte (come si diceva poc’anzi).
In chiusura. La mancata regolamentazione sull’installazione dell’eolico è un buco nero che crea caos e disagi. Che viene cavalcato sistematicamente in politica (alla ricerca del voto perduto). E che, come nel caso in questione, rimanda ogni volta al giudizio del singolo. Col risultato che son tutti giocoforza infelici e scontenti. Tanto a Piansano, quanto a Tuscania e Orvieto.

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