10072020Headline:

Via Monte Amiata: chiedi chi erano i Boys

La passeggiata nei luoghi degli storici tifosi della Garbini basket

L'arrivo dei Boys in via Monte Amiata

L’arrivo dei Boys in via Monte Amiata

La gente si affaccia alle finestre, esce sui balconi. Ma chi sono questi? Che fanno? Che vogliono? Non vogliono niente signora mia, sono qui per una promessa, un vecchio patto d’amicizia. Un giuramento di sangue nato più di 35 anni fa sulle tribune della palestra della Verità, all’ombra di un canestro, e rinnovato oggi. Questi sono i Boys, quei ragazzi che allora sostenevano la Garbini basket – e dunque anche il nome di Viterbo nello sport di un certo livello – e che da allora non hanno perso l’abitudine. Anzi il vizio.

Le sette della sera. Parte la passeggiata nei luoghi dei Boys, al Murialdo, ai Cappuccini, fino alla Verità. Via Monti Cimini, più su dell’attuale PalaCimini, si popola di cinquantenni. La pancia, i capelli bianchi, un lavoro normale. Si attraversa in mezzo al traffico – e dentro le macchine già s’intuiscono i primi sguardi stupiti delle persone normali – e si imbocca via Monte Amiata. E’ un mozzico di strada, quartiere residenziale, tranquillo: molte case, alla fine degli anni Settanta, ancora non c’erano. C’era questo palazzo qui, dove si radunano i nostri: qui abitavano i gemelli Tombolini (Maurizio non c’è più, purtroppo, Fabrizio è qui, uno dei leader sugli spalti allora e riveritissimo anche oggi), c’era Fabrizio Zaffamenti (un altro che se n’è andato via troppo presto) e abitavano altri della banda. Era il cuore dei Boys, via Monte Amiata, anche se il luogo di ritrovo era poco più giù, alla curva di via Monti Cimini, dove la passeggiata si dirigerà tra poco.

Gli ex giocatori Bicchierini e Tosoratto

Gli ex giocatori Bicchierini e Tosoratto

C’è Sergio Fontana, che di quella squadra fu il team manager. C’è Bicchierini da Tarquinia, Enzo Tosoratto, naturalmente Fabrizio Gatti, oggi direttore sportivo della Stella Azzurra, altra squadra viterbese, come la Garbini, a conquistare la serie B. Qualcuno, si è portato il figlio, forse per fargli vedere com’erano, chi erano, i Boys. Ma la maggior parte sono soli, per riassaporare quegli anni formidabili, per riabbracciare gli amici, per respirare ancora una volta l’odore (non il profumo) del gruppo. Silvano Petri, che da mesi ha organizzato questa rimpatriata sulla scorta del successo di quella dell’anno scorso, sorride sornione. Massimiliano Mascolo, che di palazzetti dello sport ne avrebbe girati tanti, negli anni successivi, come inviato di Raisport, saluta tutti e scherza: “Questa è la volta buona che ci arrestano per vagabondaggio”.

Antonello Ricci

Antonello Ricci

C’è Antonello Ricci, il primo a parlare, in via Monte Amiata, prima di lasciare spazio – nelle tappe successive della camminata – agli altri ragazzi: “C’eravamo chiesti se valesse la pena fare una cosa del genere – dice il menestrello – La risposta è sì, e basta guardare quanti siamo”. Tanti. Cita Proust, Ricci, cita Peter Pan, cita I ragazzi della via Paal. Strappa applausi sinceri. Poi i Boys ripartono, per le tappe previste dalla passeggiata: altri ricordi, altri discorsi, altri cori fino alla palestra della Verità e poi alla serata in un ristorante sulla Cassia. Chiedi chi erano i Boys, risponderanno “un gruppo di amici, anzi di fratelli”.

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