13042021Headline:

Viterbo in festa per i 64 anni dell’Aves

Simboli della cerimonia: il "giallone" (primo aereo di addestramento) e un drone

L'intervento del comandante dell'Aves, generale Antonio Bettelli

L’intervento del comandante dell’Aves, generale Antonio Bettelli

Le struggenti note della colonna sonora di “C’era una volta in America” del maestro Ennio Morricone (premio Oscar alla carriera, ma ne avrebbe meritati diversi a prescindere) accompagnano uno dei filmati che illustra l’attività di questi soldati, viterbesi a tutti gli effetti. Asserzione non casuale perché Viterbo da sempre (salvo un brevissimo periodo iniziale a Bracciano) è la culla e la casa dell’Aviazione dell’Esercito che celebra con una sobria festa il suo compleanno numero 64. A fare gli onori di casa il comandante, il generale Antonio Bettelli che accoglie il capo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Danilo Errico, primo basco azzurro in assoluto a guidare i soldati italiani.

Alle spalle del palco, due simboli che segnano passato e futuro dell’Aves: il primo aereo usato per l’addestramento (chiamato affettuosamente “giallone” proprio per il suo scintillante colore)  e un modernissimo drone (un velivolo senza pilota) che con molta fantasia è stato chiamato “shadow” (ombra). Si ascolta il tema del film di Sergio Leone e si pensa a Robert De Niro, gangster romantico, ma davanti agli occhi ci sono donne e uomini che oggi e in passato hanno “fatto” l’Aviazione dell’Esercito. Li ricorda con affetto e commozione il generale Errico che qui a Viterbo ci ha vissuto una decina d’armi. “E’ stato – afferma orgoglioso – un periodo importante per la mia vita e per la mia formazione di pilota e di ufficiale. Ricordo il mio severissimo istruttore Punzo; ricordo i miei figli che giocavano qui nei cortili della caserma, mentre aerei ed elicotteri volteggiavano in cielo. Ricordo, la mattina presto, il profumo dell’erba bagnata, mescolato a quello del kerosene…”. Sul filo dei ricordi, doveroso l’omaggio a chi non c’è più: il generale Calligaris e il capitano Lozzi, periti mentre erano in volo di addestramento su un elicottero dell’Aves, il generale Faraglia, scomparso recentemente a causa di un incidente stradale. Ma ci sono anche alcuni di coloro che, esattamente cinquant’anni, parteciparono qui a Viterbo al primo corso per piloti: un lungo applauso li saluta e e li abbraccia, insieme ai familiari delle vittime e ai tanti protagonisti del passato che non mancano di partecipare a quella che rimane la loro festa.

La bandiera di guerra dell'Aves

La bandiera di guerra dell’Aves

E poi ufficiali, sottufficiali, graduati, volontari, personale civile: una comunità di migliaia di persone che si prepara per operazioni di guerra, ma che è sempre in prima linea quando c’è da dare una mano per le mille emergenze che, purtroppo, puntualmente affliggono l’Italia intera. Lo cita nel suo saluto il generale Bettelli che non si nasconde le difficoltà del momento (la flotta velivoli si sta gradualmente contraendo, anche se i nuovi arrivi sono quanto di più avanzato scienza e tecnologia possono attualmente assicurare. non a caso sono presenti diversi capi di aziende aeronautiche), ma invita tutti a resistere e a continuare con passione ed entusiasmo il lavoro che contraddistingue una “bella specialità”, come orgogliosamente sottolinea. In rappresentanza del Comune di Viterbo l’assessore Alvaro Ricci, mentre per la Provincia c’è il neo consigliere Aldo Fabbrini: entrambi gli enti hanno mandato il gonfalone, schierato al fianco dei labari e dei gagliardetti delle associazioni combattentistiche e d’arma.

I gonfalone di Comune e Provincia presenti alla cerimonia

I gonfalone di Comune e Provincia presenti alla cerimonia

Non è l’occasione adatta per parlare di tagli o di risparmi, anche se va ricordato che proprio qualche mese fa è (ri)nato ufficialmente a Viterbo il terzo reparto operativo “Aldebaran”, composto di specialisti di primissimo rango e in grado di operare in qualunque tipo di situazione, anche le più estreme e pericolose. Un altro filmato, stavolta accompagnato da un sottofondo rock, illustra operazioni in scenari bellici; poi è il momento della consegna dei riconoscimenti a coloro che si sono maggiormente distinti: medaglia d’oro al valore dell’Esercito al tenente colonnello Massimiliano Belladonna; medaglia d‘argento al tenente Paolo Bazzano e al luogotenente Lorenzo Mesaglio; croce d’oro al merito dell’Esercito al generale di brigata Paolo Francesco Riccò e al colonnello Salvatore Jannella; croce d’argento al colonnello Bartolomeo Polidori; medaglia d’argento al colonnello Luigi Adiletta; croce di bronzo al tenente colonnello Marco Cardillo e al luogotenente Marco Vegni.

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