09042020Headline:

Tesoro, mi si è ammosciata la telecamera

A Valle Faul videosorveglianza ko e nessun problema per i malintenzionati

ll "fronte" del cartello, scendendo dal Sacrario

ll “fronte” del cartello, scendendo dal Sacrario

Attenzione, qualcuno ti spia. Oppure: occhio, che il nemico è sempre in agguato. O meglio: ricordati che il grande fratello vigila perennemente su di te. Ecco, attraverso tali minacce un’intera società è divenuta claustrofobica e naviga perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. C’è chi copre con la manina la tastiera del bancomat, mentre digita il pin. Chi, quando ha una riunione carbonara, stacca la batteria del telefono cellulare. Chi, in Terza categoria, nasconde la bocca durante il dialogo con un compagno di squadra (Cassano insegna). E chi, infine, manco esce più di casa, tanto c’è rimasto sotto.
Ora. Certe dinamiche da film thriller sono ormai sotto gli occhi di tutti. Crescono le misure di sicurezza. Aumentano gli apparati atti ad osservare. Ovunque. Tranne che a Valle Faul, però. Nella culla verde del capoluogo, stando ai fatti, si può fare ciò che meglio si crede.
Eppure ci sarebbero i cantieri del Plus sempre aperti. E se non bastasse qualche vandalo ci ha già passato ore libere, per conferma chiedere a quelle luci moderne stese al suolo come gatti in piena estate. E, se non bastasse, da tutelare ci sta anche quella scultura moderna che spunta dal sottosuolo. Quella specie di Cristo, più volte catalogato nei giornali che contano come una delle peggiori creazioni dell’arte contemporanea.

Dinnanzi a cotanto patrimonio da tutelare, quindi, perché si è liberi di agire senza vigilanza? Semplice. Perché la telecamera che dovrebbe incutere timore s’è ammosciata. Issata su un paletto d’acciaio, con tanto di cartello che avverte la sua presenza (scendendo dal Sacrario la si trova sulla destra), preferisce guardarsi le scarpe piuttosto che mirare l’orizzonte.

E il "retro", con l'amara scoperta

E il “retro”, con l’amara scoperta

Come mai la videosorveglianza sta così, a capo chino? Forse riflette. Forse ha perso i classici dieci centesimi dalle tasche bucate? Magari qualcuno, preventivamente, ha deciso di torcerla, al fine di compiere un misfatto? Nessuno sa la risposta. E, ancora peggio, nessuno se la sente di prendere una decisione coraggiosa: alzare la mano e ritirarla su. Donarle nuova fiducia. Toglierle la cecità.
Fiducioso che prima o poi qualcuno si armerà di coraggio e sistemerà il dramma (magari un vigile urbano, ma andrebbe bene anche uno di Urbino), Viterbopost ha deciso di documentarvi questa storiaccia. E occhio alla penna.

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