05062020Headline:

Dura da Enduro. Cristina, campionessa italiana

Cristina Marrocco, viterbese, è la migliore dello Stivale e terza in Europa

La Marrocco sulla sua Yamaha 125

La Marrocco sulla sua Yamaha 125

Ci sono una biologa, una tipa che lavora nel ramo informatico, e una campionessa italiana di Enduro. No, non è l’incipit della solita barzelletta. Trattasi, invece, della particolarissima vita a tre facce di Cristina Marrocco. Nata a Viterbo e residente a Vitorchiano. La 32enne pilota motociclista, come appena detto, è fresca di titolo. E bendisposta a farsi due chiacchiere con Viterbopost.
Cristina, partiamo dalla fine.
“Mi sono laureata campionessa italiana domenica scorsa”.
Complimenti.
“E per il secondo anno consecutivo”.
Doppi, allora. Dove?
“A Varzi”.
Che sarebbe ubicato?
“Non ne ho idea”.
Ma come?
“Ho caricato il furgone e son partita da sola, sono arrivata oltre mezzanotte”.
Faceva buio…
“Esatto. È già un miracolo che sia giunta sul luogo preciso”.
E per fortuna che di mestiere guida.
“Quando sto sulla moto è tutta un’altra cosa. Giuro”.

Cristina, senza casco, stremata dopo una gara

Cristina, senza casco, stremata dopo una gara

Nel senso che almeno lì il tracciato è, come dire, tracciato?
“Anche. Ma soprattutto, in sella sono concentrata. Dato che devo rimanerci pure sei ore”.
Addirittura?
“L’Enduro funziona così. Circa 200km a volta. Un massacro”.
E come si diventa abituali di tale pratica barbara?
“Le due ruote mi hanno sempre affascinata”.
Non basta come scusa.
“Poi trovi una persona da amare e con la quale condividere tutto…”.
E la frittata è bella che servita.
“Preciso”.
Con la moto, come direbbe qualcuno, ci si mangia?
“Macché. Non è il calcio, e manco il tennis”.
Quindi?
“Ci si organizza. Lavoro in una ditta informatica”.
Una nerd col casco, insomma.
“In verità sarei biologa. Ma si fa quel che si trova”.
Ora che ha la medaglia sul petto, cosa farà fino a fine anno?
“Sto partecipando anche al campionato Europeo, veramente”.
Tanto per non farsi mancare nulla.
“La settimana che viene corro in Finlandia”.
E come ci arriva fin lassù?
“Stavolta ho spedito la moto. La raggiungo poi in aereo”.
Altrimenti?
“Di norma in furgone”.
Lunghe chiacchierate notturne, per dirla alla Capossela.
“Esattamente”.
Tornando all’Europeo, vinciamo anche quello?
“Difficile. Sono terza, punto al secondo posto”.
Dal debutto del 2010, ha collezionato due ori e tre argenti. Dove pensa di poter arrivare?
“Chiudo questo. Chiudo il prossimo anno, e poi si vede”.
Mica avrà deciso di smettere durante quest’intervista?
“No. Però così è dura, e non sono più giovanissima”.

Sul podio, prima tra le italiane dell'enduro

Sul podio, prima tra le italiane dell’enduro

Quindi?
“Ci penserò su, ecco”.
A proposito di pensieri, spazio ai ringraziamenti.
“I primi vanno alla famiglia e al mio compagno”.
Appresso?
“Gli sponsor”.
Necessari?
“Se non fosse per loro non staremmo qui a parlare. Più che sponsor, direi che fanno collette per me”.
Una sorta di raccolta fondi?
“Meglio. Uno mette il casco, uno gli occhiali, uno sconta l’olio, e così via”.
Elenchiamoli, allora.
“L’unico di provincia, la Brandy Melville di Sutri. E poi Pmr, Ufo, Yamaha, Ariete, Bardhall”.
In tutto ciò non abbiamo detto che moto è solita utilizzare.
“Una Yamaha 125. E questa dimenticanza è peggiore della storia di Varzi. Che comunque, mi è venuto in mente, sta sotto Pavia”.

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