25022020Headline:

Quel progetto bello e impossibile…

Sotto accusa il dossier per la candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura

L'intervento del professor Claudio Margottini in commissione cultura

L’intervento del professor Claudio Margottini (a sinistra) in commissione cultura

Bello e (forse) impossibile. Già, proprio come cantava la Nannini: il progetto elaborato dal comitato di esperti per promuovere la candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura si rivela alla resa dei conti troppo innovativo e non aderente, probabilmente, alla storia e alle tradizioni della città dei papi. E così finisce sotto accusa in quarta commissione, convocata appunto per discutere dell’esclusione del capoluogo della Tuscia dal novero delle 10 finaliste che si contenderanno il titolo.

Il professor Claudio Margottini, coordinatore del comitato, spiega che si è preferito puntare sul Rinascimento piuttosto che sul Medioevo, impostando il dossier sulla figura di un frate agostiniano, Egidio da Viterbo (appunto…) che fu protagonista del concilio di Trento dove tentò inutilmente di evitare lo scisma luterano, sbocciato nel 1517. Dunque esattamente 500 anni fa e proprio questo anniversario è al centro di “Viterbo città del dialogo”, così come è stata intitolata la candidatura. “Una scelta innovativa – spiega – e motivata dal fatto che il Cinquecento fu proprio il secolo nel quale i Farnese ristrutturarono la città dal punto di vista urbanistico, ponendola in alternativa o comunque complementare a Roma”. Su questo fil rouge si sviluppano una serie di proposte e di progetti sicuramente di ampio respiro, ma evidentemente non sufficienti da giustificare la promozione. La motivazione della commissione ministeriale si sintetizza in una frase emblematica: non coerente con gli obiettivi del bando. L’assessore Delli Iaconi si affretta a definire “non vera” la definizione. Ma restano i dubbi, le perplessità e le critiche che l’opposizione non risparmia.

Il fratello italiano Luigi Maria Buzzi la butta in politica: “Sono stati bocciati i programmi elettorali di Viva Viterbo, riproposti pari pari nel dossier”. Il pentastellato Gianluca De Dominicis se la prende con il mancato coinvolgimento nell’elaborazione di movimenti e associazioni culturali cittadine. Il presidente della commissione Arduino Troili, bagnaiolo doc, chiede perché non si sia scelto di privilegiare e impostare la candidatura su quello che esiste, a partire da Villa Lante (of course…). Gian Maria Santucci (FondAzione) non la manda a dire: “Il lavoro compiuto è sicuramente valido, ma non era quella la sede adatta per presentarlo. Non partire da Viterbo città dei papi è stato un errore. In più non ha funzionato per niente la lobby territoriale. Non è un caso che tutte le città laziali candidate siano state escluse. E poi mi pare che il piano economico – finanziario sia piuttosto debole. Non deve essere piaciuto il fatto che si reperivano risorse con la vendita dei biglietti”. Come dire, ci ha messo il cappello Zingaretti sponsorizzando tutto e tutti e i risultati sono questi.

La commissione cultura riunita per esaminare il dossier sulla candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura

La commissione cultura riunita per esaminare il dossier sulla candidatura di Viterbo a capitale italiana della cultura

Margottini incassa con stile, ma difende la sua creatura: “Il dossier contiene spunti che continuo a ritenere validi. Anzi credo che si sarebbe dovuto spingere di più sull’innovazione. Non ho parlato con nessuno prima di questo incontro, proprio perché volevo dire innanzitutto a voi come erano state impostate le cose”. Errore, professor Margottini: ne aveva parlato con Viterbopost che conterà pure pochissimo, ma insomma non dire la verità non è proprio di buon gusto. Do you remember? Adesso l’obiettivo è la prossima capitale, per il periodo 2017-2018. Chiara Frontini (Viterbo 2020) chiede di ottenere gli atti della commissione per capire dove si è sbagliato. Margottini conferma: “Ma non per criticare il ministero quanto per analizzare che cosa hanno gli altri. E comunque c’è tempo…”. Secondo errore, prof: le procedure partono già nel 2016. Parola di Dario Franceschini, ministro dei beni culturali. E allora conviene darsi da fare subito.

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