22102020Headline:

Tegola sulla Talete: 4,3 milioni di passivo

Adesso dovrà pronunciarsi l'assemblea dei soci: urgente l'intervento della Regione

Il presidente di Talete, Stefano Bonori

Il presidente di Talete, Stefano Bonori

Non bastano i bilanci da far quadrare, con tutte le contorsioni del caso (basta osservare ciò che sta accadendo al Comune di Viterbo). Siccome, come si suol dire, non c’è fondo al fondo, adesso arriva anche la mazzata di Talete e del consuntivo 2014 che si chiude con un passivo di circa 4,3 milioni di euro. La comunicazione è stata inviata ieri ai sindaci dei comuni soci ed è proprio uno dei primi cittadini interessati a confermare le pessimistiche previsioni con un sospiro di rassegnazione. “Questa non ci voleva – confessa con un filo di voce, chiedendo di mantenere l’anonimato per poter avere la possibilità di comunicare la notizia agli altri membri della Giunta, oltre che all’intera amministrazione comunale -. Certo, me lo aspettavo io, come se lo aspettavano i miei colleghi, ma di sicuro sull’entità del debito, nonostante fossero circolate cifre abbastanza alte, non c’era alcune certezza”. “Personalmente – continua – mi aspettavo un passivo decisamente inferiore. Secondo i miei conti e sulla base anche delle precedenti gestioni, ipotizzavo un paio di milioni di euro. Che rappresentano comunque una somma consistente. E questo debito va evidentemente sommato a quelli precedenti”.

E adesso che succede? “Sinceramente, non lo so… Ci sarà l’assemblea dei soci, certamente ci sentiremo e valuteremo il da farsi. Ciò che posso dire con assoluta sicurezza è che nessuna amministrazione, al di là del colore politico, è in grado oggi di tirar fuori un solo centesimo per ripianare i debiti di Talete”. E allora, come se ne esce e soprattutto come si può spiegare un debito così alto e, per certi versi, anche inaspettato? “Probabilmente, è stata compiuta anche in virtù della due diligence, un’operazione di ripulitura del bilancio, portando a galla situazioni che invece erano state in qualche modo mascherate in passato con artifici contabili. Sulle possibili soluzioni, non sono in grado di fare anticipazioni. Ricordo a me stesso e a tutti, amministratori e cittadini, che qualche mese fa, il presidente Zingaretti aveva espresso la necessità di conoscere a fondo tutte le cifre, prima di pronunciarsi in merito. Ecco, adesso le cifre sono note e quindi mi aspetto una prima mossa da parte della Regione. Per ora, ci teniamo questa botta…”.

La campagna contro la privatizzazione del servizio idrico

La campagna contro la privatizzazione del servizio idrico

Parole che non hanno bisogno di commenti ulteriori, ma qualche considerazione a margine si impone. E deriva dal buonsenso oltre che dal codice civile. Dato per scontato che nessun Comune è in grado oggi (ma anche in futuro o in passato) di appesantire ulteriormente il proprio bilancio; tenendo presente che, a fronte di un passivo per il 2104 di  4,3 milioni di euro, il capitale sociale di Talete ammonta a circa 450mila euro (cioè la decima parte del debito), ci sarebbe un’unica strada: portare i libri in tribunale per l’amministrazione controllata. Che è poi l’anticamera del default. E’ evidente che a questa somma vanno aggiunti i passivi degli anni precedenti, con un totale che supera i 15 milioni di euro… Ma Talete non è una azienda qualunque: è totalmente in mani pubbliche e fornisce un servizio essenziale, come quello idrico integrato. Allora, bisogna pensare a soluzioni alternative che non possono non fare riferimento alla Regione Lazio. Che comunque non è direttamente impegnata nell’azienda (nel senso che non possiede quote), ma che ha in ogni caso la competenza sugli Ato, i cosiddetti Ambiti territoriali ottimali che sovrintendono alle gestione e alla distribuzione dell’acqua. Oltre che alla depurazione e allo smaltimento delle acque reflue. Un intervento del duo Zingaretti – Refrigero non solo è opportuno, ma è assolutamente necessario. Con una notazione finale tutt’altro che trascurabile, Talete attraverso le bollette movimenta più di una ventina di milioni di euro all’anno. Un malloppo consistente che fa gola a molti. A cominciare dai privati.

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