18082022Headline:

Viterbese, un duo al comando?

Camilli potrebbe lasciare la società dopo averla iscritta. A Grotte spunta Zavaglia

Piero Camilli con i figli Vincenzo e Luciano e Sandro Zucchi

Piero Camilli con i figli Vincenzo e Luciano e Sandro Zucchi

Sussurri e grida. Sussurri: “L’altro giorno a Grotte di Castro c’era Franco Zavaglia”. Può darsi: il procuratore tra i più famosi del calcio italiano – a Viterbo ce lo ricordiamo bene – magari aveva da trattare con il Comandante Camilli qualche vecchia storia, di giocatori o allenatori, del Grosseto o della Vitertbese. Entrambi sono uomini di pallone, ci può stare benissimo. E quelle voci che girano da un pezzo in città e che vorrebbero l’ex uomo della Gea interessato a rilevare la Gialloblu potrebbero restare aria fritta, o “acqua fritta”, come diceva quello.
Grida: le speranze di vedere ancora la Viterbese viva e vegeta, a calcare campi ogni morbidissima domenica, a regalare emozioni e bestemmioni ai suoi spasimanti, non sarebbero sparite del tutto. Anzi. Dalla chiusura netta dello stesso Camilli, che aveva messo una fifa blu addosso ai tifosi, siamo passati al cauto ottimismo. Intanto per il primo obiettivo, quello più prossimo delle iscrizioni alla serie D (scadenza 10 luglio). La cosa è data per fattibile. Resterebbe però da vedere come sarà declinata la Viterbese che verrà: affidata ancora alla gestione Camilli, oppure ceduta ad altri, o ancora appaltata a persone di fiducia che possano amministrarla, con il Comandante come padre nobile? Quest’ultima ipotesi è in ascesa. E al nome designato (Mario Corinti, efficiente presidente del settore giovanile) ecco che s’affianca quello dell’avvocato Angelo Antonio Ranucci, che di Camilli è da sempre il braccio armato, e lo sanno bene tutti quei cronisti sbattuti fuori quest’anno dalla tribuna stampa a causa del rigidissimo codice sugli accrediti escogitato dal collaboratore presidenziale (avremo modo di riparlarne).
Una diarchia, insomma, che possa garantire una tranquilla sopravvivenza alla Viterbese in attesa o che arrivi qualche offerta degna di essere presa in considerazione oppure che, magari, torni la passione nel cuore del Comandante. A proposito di passione: c’è addirittura chi, inguaribile ottimista, si ostina a sperare addirittura in un ripescaggio in Lega Pro. Certo, siamo ancora nell’ambito delle suggestioni – o forse delle allucinazioni – ma il ragionamento tiene. Perché ieri è stata resa nota la graduatoria per i ripescaggi: la Viterbese è al quinto posto tra le squadre che, in caso di posti vacanti tra i pro’, potrebbe chiedere il salto di categoria. Considerando che tre squadre hanno già rinunciato a partecipare alla ex serie C, e che altre sono in bilico (ma molto in bilico…) ecco che potrebbero aprirsi scenari interessanti. Certo, bisognerebbe superare un ultimo ostacolo mica male, il pagamento della famigerata quota a fondo perduto, 500mila euro sull’unghia. Difficile, se non impossibile, che Camilli li sborsi, e mica per ragioni di parsimonia, ma perché è una cifra esagerata, e immotivata. Ma attenzione, perché gli organici di Lega Pro dovranno comunque essere completati, e se non ci fossero abbastanza richieste di ripescaggio, bisognerà forse procedere ripescando d’ufficio le società, abolendo la tassa. Teoria che tra l’altro troverebbe appoggi considerata anche la particolare situazione in cui si trova la Lega Pro, col presidente Mario Macalli che ieri ha rassegnato le dimissioni dopo la bocciatura del bilancio. È la fine di un’era: arriverà un commissario.

Insomma, la storia potrebbe anche essere interessante e magari potrebbe riservare anche un risultato a sorpresa – e aggratis – per la Viterbese. A quel punto, però, toccherebbe al Comune dimostrare che questa città si merita davvero una rappresentante tra i professionisti, e che si merita soprattutto uno come Camilli.

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