25052022Headline:

“Ripartiamo dai giovani e dalla voglia di fare”

Mister Scorsini fa il punto sui campionati dilettantistici e sul futuro di uno sport in crisi

Marco Scorsini, allenatore giramondo

Marco Scorsini, allenatore giramondo

AAA Calcio dilettantistico provinciale cercasi. Tolta la Viterbese, che innanzitutto sta in D, e che poi può contare sulla famiglia Camilli (dio la benedica); il resto della Tuscia dov’è? Fino a pochi anni fa si contava un nutrito gruppetto di squadre locali, suddivise tra Eccellenza e Promozione. Erano le belle e grasse stagioni in cui si davano le bastonate ai romani. Convinti di scendere in borgata a divertirsi, e rispediti in capitale cornuti e mazziati. E ora? Cos’è cambiato? Quale meccanismo non gira più?
Viterbopost lo chiede a Marco Scorsini. Giovane tecnico che, dopo un’ottima carriera da giocatore professionista, si è allenato tra Promozione e Eccellenza (appunto) tutti i gironi possibili del Lazio.
Da dove partire, quindi?
“Magari dalla mia situazione”.
Di disoccupato?
“Peggio. Di uomo mercato in un anno senza mercato”.
Si spieghi.
“Leggo il mio nome ovunque. Ma poi…”.
Non si quaja, direbbero a Oxford.
“Esatto”.
I motivi?
“La crisi, uno su tutti. È stata una lenta e profonda agonia”.
Siamo a terra ora?
“Si, speriamo solo di non cominciare a scavare”.
Il suo nome è stato associato all’Atletico Vescovio.
“Vero. Ho detto no perché un club gestito da amici non mi si cuce bene addosso”.
Gestito da amici?
“Sì, e li rispetto. Ma allenare dalle 7 alle 9 di sera è un suicidio”.
Solito problema di soldi?
“Per me c’erano. E di questo li ringrazio. Per loro no. E quindi non gli si può chiedere di fare i salti mortali”.
Avanti. Dal Vescovio al Terracina.
“Che dalla D è passato alla Promozione”.
Ci sono ambizioni di risalita laggiù?
“Dico solo che per evitare il fallimento han preso in mano tutto i tifosi”.
Procediamo, Anguillara.
“Non abbiamo raggiunto un accordo”.
Sarà mica che Scorsini costa troppo?
“Io non costo troppo. Diciamo però che costo e basta”.
Mentre altri magari, pur di avere la piazza, portano pure?
“Questo lo ha detto lei”.
Tanto si fa presto, quante panchine salteranno di qui e dicembre?
“Una marea. Come sempre”.
E lei è lì, come molti del resto, pronto a subentrare.
“E mi dispiace dover prendere il posto di un collega sfortunato”.

Qui in maglia Semprevisa, stagione passata

Qui in maglia Semprevisa, stagione passata

Non è un sistema fallito questo?
“Certo. Anche perché in corsa poi costiamo di più. E non è detto che si riesca a salvare la baracca”.
Lei ce l’ha sempre fatta.
“E quindi mi merito l’appellativo di quello che costa tanto, ma anche dell’altro che con poco sa fare miracoli”.
Quale dei due è vero?
“Chiedo il giusto. Un progetto carino, ragazzi disponibili, un campo dove lavorare”.
Che poi sarebbe il minimo sindacale.
“Appunto”.
Torniamo in Tuscia e in Eccellenza.
“Son rimaste poche”.
Salviamone una.
“Il Montefiascone”.
Per questioni affettive da ex?
“No. Perché mister Del Canuto è un amico. E anche il presidente Minciotti”.
Del Canuto. Un altro dei vostri che sa fare miracoli.
“Certo, però è da studiare la chiave del successo”.
Dice che non sono miracoli casuali?
“No, è merito del settore giovanile. Lui ha poco budget, ma tanta benzina verde. Che sa usare alla perfezione”.
Insomma, in epoca di vacche magre, avere buoni sbarbati è opportuno.
“Dalla serie A alla Terza categoria cambia poco. Tutto il calcio è in crisi”.
E va rifondato.
“Sui giovani. E su chi li sa coltivare”.
Chiudiamo. Che agosto le si prospetta davanti?
“Mare e telefono acceso. È la dura vita dell’allenatore”.
Quello che costa troppo?
“O quello che fa miracoli con poco? Scegliete voi”.

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