20092021Headline:

Il culto di S. Rosa attraverso i secoli

Recuperato antico dipinto seicentesco, trafugato dalla vasta collezione del monastero

Il seicentesco quadro di Santa Rosa recuperato ed esposto ieri in Comune

Il seicentesco quadro di Santa Rosa recuperato ed esposto ieri in Comune

La devozione nei confronti di  Santa Rosa rivive nel dipinto recuperato dal procuratore capo della Repubblica Alberto Pazienti e nei bozzetti di due Macchine del 1832 e del 1843 costruite da Angelo Papini. Un sentimento di fede nei confronti della Santa che nel tempo è rimasto intatto: le raffigurazioni e le trasformazioni del Campanile che cammina sono esempi del culto nei confronti di quella ragazzina che è il simbolo di Viterbo e della viterbesità. La presentazione del quadro di Santa Rosa (a cui partecipano anche il prefetto Rita Piermatti, il presidente del Sodalizio dei Facchini Massimo Mecarini e gli assessori Giacomo Barelli e Antonio Delli Iaconi) è anche utile per riproporre i due bozzetti, che risalgono a trasporti dell’Ottocento: due macchine più basse rispetto a quelle più moderne ma comunque simbolo di un fervore religioso e culturale. Il dipinto è esposto nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori e presto sarà nella chiesa di Santa Rosa a beneficio dei fedeli. Mentre i due bozzetti verranno distribuiti alle clarisse, ai facchini e alle strutture ricettive. Il restauro del dipinto è stato effettuato  grazie al lavoro del laboratorio provinciale: si tratta di un’opera del XVII secolo, un olio su tela di autore ignoto, che raffigura la Santa Patrona in abiti monacali e con il velo bianco.

I bozzetti ottocenteschi della Macchina di Papini

I bozzetti ottocenteschi della Macchina di Papini

Inizialmente Santa Rosa era vestita con abiti sfarzosi di grande dama. Fu il cardinale Tiberio Muti a disporre il cambiamento dell’abito più vicino a quello popolare delle donne di modesta condizione alla quale apparteneva la santa. Il quadro è venuto alla luce dopo un furto, come spiega il procuratore Pazienti: è stato necessario fare un inventario dei beni e degli oggetti che mancavano: “Dalla catalogazione effettuata in seguito alla denuncia di scomparsa – sottolinea – è iniziata la ricerca: è venuto fuori un ‘tesoretto’ di beni e oggetti sacri  tra cui il dipinto che si presentava interessante. Purtroppo c’è stata l’abitudine nel tempo di prestare ad altri quadri e altri oggetti e nel tempo è diventata usucapione e non sono più tornati indietro. E’ il caso del dipinto di Santa Rosa. Siamo riusciti a sapere che il quadro era nell’abitazione di un privato cittadino il quale si è reso disponibile alla restituzione alle suore clarisse”. L’attività di Pazienti è stata coordinata con i suoi collaboratori Orlandini e Calista; il procuratore assicura pure che le indagini per recuperare altro oggetti sono in corso: “Siamo sulle tracce di altri beni anche più importanti del quadro”.

Il procuratore Pazienti, il sindaco Michelini e il prefetto Rita Piermatti

Il procuratore Alberto Pazienti, il sindaco Leonardo Michelini e il prefetto Rita Piermatti

L’intervento di restauro – realizzato da Ottavio Rita con il contributo del Comune di Viterbo – è stato spiegato dal dirigente del settore cultura della Provincia Luigi Celestini: “Siamo davvero felici di aver portato a termine il restauro del quadro soprattutto se si tiene conto delle ristrettezze economiche nelle quali vive il laboratorio di restauro della Provincia. Il quadro non si presentava in buone condizioni: è stato necessario procedere alla rifoderatura del quadro e alla pulitura con l’integrazione di alcune parti pittoriche. Ci tenevamo molto perché il laboratorio è legato a Santa Rosa: oltre al quadro abbiamo partecipato al recupero di altri bozzetti delle Macchine: si tratta di un patrimonio importante che è esposto al museo civico”.

Il sindaco Michelini esprime il desiderio che i bozzetti vengano esposti nelle strutture ricettive: “In questo modo si genera curiosità nei confronti di Santa Rosa e del Trasporto. Rivedendo i bozzetti della Macchina si ha davvero l’impressione di una città che durante l’Ottocento era viva: c’era una fiorente circolazione di idee. Segno che Viterbo era molto ricca a livello culturale artistico, letterario, politico”.

 

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