26022021Headline:

Addio, Carivit: il 23 novembre si chiude

Sparisce per sempre lo storico istituto di credito della Tuscia: ecco Intesa Sanpaolo

La sede centrale della Carivit in via Mazzini

La sede centrale della Carivit in via Mazzini

Il “cut off” è fissato: lunedì 23 novembre. Oddio, l’espressione inglese indica qualcos’altro (l’orario limite per inserire o revocare un bonifico), ma sempre in campo bancario siamo orario. Già, perché fra meno di due mesi sparirà per sempre la Cassa di risparmio della provincia di Viterbo, lo storico istituto di credito della Tuscia che sarà definitivamente assorbito Banca Intesa, il colosso europeo che già da tempo ne era il proprietario.

I dipendenti sono stati avvisati e sono già cominciate le operazioni di riorganizzazione. Diversi trasferimenti di personale sono stati già effettuati ed altri potrebbero avvenire nelle prossime settimane. La logica su cui ci si sta muovendo è molto chiara: visto che la presenza sul territorio di Banca Intesa è abbastanza limitata e marginale,  i funzionari di maggiore esperienza e professionalità di Carivit (il cui peso è decisamente più elevato nell’intera provincia, e non solo) hanno ricevuto il compito di prendere in mano la situazione e guidare la transizione. Come sostenuto a gran voce sia dalla dirigenza milanese che dalle organizzazioni sindacali che hanno seguito passo dopo passo le varie fasi dell’incorporazione, non cambierà nulla per i dipendenti e soprattutto per i correntisti (sia semplici cittadini che aziende pubbliche e private): resteranno attivi tutti i rapporti esistenti, senza alcuna variazione.

Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit

Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit

Tutto come prima, insomma? Nella sostanza sì, anche se non si può non rilevare come Viterbo e la Tuscia perdano un riferimento importante che ha caratterizzato le vicende economiche da oltre un  secolo. Ma la strada è tracciata e ormai è solo questione di tempo. Peraltro, va anche ricordato che proprio in virtù del fatto che Intesa San Paolo era proprietaria della maggioranza delle quote di Carivit (a proposito, agli azionisti è stata ovviamente proposta la possibilità di cedere le azioni di quest’ultima e acquisire quelle della banca lombardo-piemontese), da anni le sinergie e l’integrazione erano già operative. Per dire, presso gli sportelli della Cassa di risparmio erano in vendita prodotti finanziari sia di Intesa che di altre banche del gruppo. Come pure, il sistema di gestione operativo era esattamente quello che si usa in tutte le filiali e agenzie del Gruppo.

La scelta di Intesa Sanpaolo si inserisce evidentemente in un’ottica di razionalizzazione dei costi e di ottimizzazione delle risorse. sia professionali che tecniche. Molti marchi del gruppo spariranno al pari di Carivit, resteranno quelli più rappresentativi e che insistono su territori decisamente più ampi rispetto alla Tuscia.  Va anche ricordato, come orgogliosamente sottolineato dal presidente Mario Brutti proprio dalle colonne di Viterbopost, che Fondazione Carivit non sarà interessata da queste vicende e che continuerà quindi la sua benemerita azione a sostegno delle iniziative culturali e non solo della Tuscia.

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