24022021Headline:

Il fascino della casa sull’albero…

Ad Arlena di Castro uno spettacolo affascinante fra campi di lavanda

Lo straordinazrio fascino della casa sull'albero

Lo straordinazrio fascino della casa sull’albero

Il poeta francese Banville la chiamava l’attrazione dell’abisso dall’alto: la conquista dell’altezza e la negazione del peso. La ammirava nei funambolici spettacoli del circo, in particolare quelli di clown e acrobati. Chissà che anche per Renzo Stucchi non sia partita da lì l’idea della sua prima casa sull’albero, dal tendone colorato in cui prendeva parte a un acrobatico spettacolo equestre in una delle sue tante vite.  In realtà lui, milanese dalla biografia densa e complessa, nei tanti articoli dedicati a La Piantata che continuano a uscire su riviste e giornali ha dichiarato che l’idea venisse dal ricordo della casa sull’albero costruita dal padre per lui bambino. Perché una casa sull’albero è  qualcosa che si pone in mezzo tra il sogno d’infanzia di tenersi a distanza dal mondo come faceva il piccolo barone rampante Cosimo Piovasco di Rondò e una sfida di abilità (del progettista), crea meraviglia e separazione, porta in un altrove lontano dalla quotidianità, dalle impellenze, dalle noiose formalità di tutti i giorni come succede nel circo. Così quando Renzo si è trovato ad Arlena di Castro davanti alla grande quercia secolare, a quanto pare la più vecchia d’Italia, quel ricordo si è fuso con il desiderio di realizzare un relais de charme. Allora ha chiamato l’architetto Alain Laurens e il gruppo Cabane Perchée e ha realizzato la prima casa sull’albero d’Italia: 44 metri quadrati sospesi a 8 metri d’altezza sopra un mare viola di lavanda  esteso su 12 ettari di colline.

La Piantata è nel territorio di Arlena di Castro

La Piantata è nel territorio di Arlena di Castro

 

“Lavoriamo molto con Roma, ma abbiamo anche richieste dall’estero. Tante persone del mondo dello spettacolo vengono qui  in cerca di riservatezza e tranquillità. Anche per salvaguardare questo aspetto abbiamo deciso di non aprire il ristorante. La cucina serve per le colazioni e per gli eventi.  Poi ovviamente ci sono le coppie in cerca di un luogo romantico”. “Ma come ci è finito un milanese in quest’angolo della Tuscia?” chiede Carlo mentre entriamo nell’elegante sala accoglienza dell’agriturismo. “Sono nato a Legnano, vicino Milano e mi sono trasferito in città per studiare come pasticcere” ci dice Renzo e poi continua a raccontare il suo iter lavorativo che rispecchia una personalità brillante e curiosa.  L’effervescente e poliedrico Renzo Stucchi infatti parte con dolcezza con l’acquisizione di tutti i golosi segreti della fine arte pasticcera esercitata in prestigiosi locali di Milano, ma prosegue poi con un primo radicale cambio di direzione che lo catapulta  nel mondo della moda dove lavora la futura moglie Rosella e in breve lo porta a diventare l’AD della Cacharel Italia. Viaggi, contatti importanti, una casa in Provenza. In mezzo c’è un’esperienza nel mondo del circo e la passione per i cavalli, in particolare gli spagnoli. E proprio seguendo le orme equine Renzo Stucchi conosce la bella terra di Tuscia, in particolare quell’angolo di Maremma  dove l’impronta etrusca convive con il fascino severo del medioevo circondata da una natura esuberante e rinfrescata dalla brezza marina. “È stato grazie agli amici Giorgio Caponnetti e al cavaliere olimpionico Mauro Checcoli che si erano trasferiti a Tuscania che ho scoperto la Tuscia. Così gira di qua, gira di là ho scovato ad Arlena di Castro questa tenuta e ho deciso di comprarla”. Ma tra l’amore e la conquista c’è di mezzo una pantera. “L’azienda, 40 ettari, con un uliveto di 1800 piante e un antico casale, era abbandonata dagli anni ’30 e indivisa” ci racconta Renzo. “Dei cinque proprietari tre erano d’accordo a vendere, ma due cugine non erano convinte”. Capita però che le signore vivano a Milano dove hanno due negozi di piccoli animali a Porta Romana e capita che siano in cerca di una pantera per un servizio fotografico di Versace, capita che Renzo, grazie alle sue aderenze con il mondo circense sia in grado di risolvere il problema e  che, di conseguenza,  l’affare della tenuta vada in porto. È il 1999. “Di agricoltura non sapevo nulla, così ho preso parte a un bando dell’Università di Monza per l’avvicinamento all’agricoltura. Quando ci hanno chiesto le motivazioni per cui volevamo partecipare io  ho risposto che non c’entravo niente in quell’ambito e che non sapevo nulla, ma avevo comprato un’azienda agricola. Sono diventato il candidato ideale, non avevo pregiudizi o idee preconcette e avevo il massimo interesse ad imparare”. Così Renzo studia, si documenta, si informa. Ristruttura il casale e parte con il progetto della prima casa sull’albero la Suite Bleue, realizzata in massello di cedro rosso americano, legno resistente ai parassiti. Tutto sembra andare per il meglio se non fosse per i sigilli del  Corpo  Forestale: per un anno la Suite Bleue  rimane chiusa, poi la cosa si risolve e finalmente gli ospiti possono iniziare a godere di romantici soggiorni sospesi tra gli antichi rami di quercia. Qualche anno dopo arriva anche la seconda casa sull’albero, nel 2011, è  la Black Cabin, a 7 metri di altezza avvinghiata a un grande pino marittimo, dispone di  87 mq costruiti su palafitte di legno. Gli interni sono stati appositamente disegnati dall’interior design Claudia Pellizzari che ha creato in uno stile essenziale e moderno un ambiente raffinato.

Carlo Zucchetti e Renzo Stucchi

Carlo Zucchetti e Renzo Stucchi

“Chi sono i clienti delle case sull’albero?” chiede Carlo. “Ma La Piantata non è solo case sull’albero, c’è anche l’agriturismo con camere e appartamenti,  l’azienda e pure una bellissima tomba etrusca” incalza Carlo. “Certo, ci sono 4 camere e 3 appartamenti e poi ci sono i nostri prodotti: l’olio extravergine d’oliva biologico e la lavanda alla base di tanti prodotti e della nostra linea cosmetica Essenza d’Etruria. E non dimenticare i cavalli e ora sto lavorando a un percorso benessere e sportivo nell’uliveto”. Un vulcano di idee e un concentrato di energia che diventano progetti e hanno sempre in comune un’attenzione ai particolari e a un gusto raffinato.

“Insomma non ti fermi mai. Pentito di aver lasciato la moda?” chiede ancora Carlo.

“Assolutamente no. Sono molto contento del periodo passato alla Cacharel, un lavoro stupendo che mi ha permesso di creare tanti contatti e di fare delle belle esperienze,  ma adesso sto bene qui. Lavoro più di prima, mi alzo alle 5.30 del mattino per preparare le torte per le colazioni, per organizzare e pianificare le attività, ma nei momenti di pausa ho una veranda, la musica, un libro e posso guardare il mare in lontananza, non ti sembra abbastanza?”.

Dal Blog di Carlo Zucchetti

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