25022021Headline:

La ripresina c’è, ma ora va consolidata

Federlazio vede rosa, anche se sono ancora pochi i nuovi posti di lavoro

Da sinistra, Giuseppe Crea e Gianni Calisti, rispettivamente direttore e presidente di Federlazio

Da sinistra, Giuseppe Crea e Gianni Calisti, rispettivamente direttore e presidente di Federlazio

Siamo fuori dal tunnel – le – le – le” cantava Caparezza con tutto quel che segue. Già, forse l’affermazione è eccessiva quando si parla appena all’indomani di una crisi economica profonda e violenta il cui impatto, in certi settori, è tuttora in atto. Eppure – Galileo docet – qualcosa si muove e adesso ci si confronta con numeri e dati positivi. Era ora. Il tradizionale report di Federlazio sullo stato dell’economia laziale e viterbese segnala finalmente che le cose sono cambiate nel primo trimestre del 2015. Aumentano ordinativi, fatturato, investimenti e produzione; il ricorso alla cassa integrazione diminuisce dappertutto; migliorano le aspettative degli imprenditori; cresce, sia pure di poco, anche l’occupazione. Si può quindi cantare a squarciagola il ritornello del rapper pugliese? Non è proprio così perché le parole d’ordine sono improntate al “cauto ottimismo” e alla “luce che si comincia ad intravvedere”.

L’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese del Lazio (350 aziende coinvolte, delle quali 46 della Tuscia) intanto mostra che il vento sta girando. Non è affatto poco se si pensa che soltanto sei mesi fa, in occasione dei dati relativi alla seconda metà del 2014, la situazione mostrava sì qualche lieve miglioramento, ma si era ben lontani dal poter affermare che la crisi era ormai alle spalle. Anche oggi, una tale affermazione è forse un po’ esagerata, ma certo le risposte fornite dagli imprenditori (selezionati soprattutto nel segmento delle imprese con un massimo di 50 dipendenti, cioè quelle che maggiormente rappresentano il tessuto economico della Tuscia) danno l’idea che il futuro si può dipingere con colori decisamente più ottimistici.

Dati confortanti dall'indagine congiunturale di Federlazio relativa al primo semestre 2015

Dati confortanti dall’indagine congiunturale di Federlazio relativa al primo semestre 2015

Gianni Calisti, presidente di Federlazio, sconta ancora gli effetti del fuso orario (è appena rientrato da Baku, dove si teneva un’importante fiera internazionale), ma è lucidissimo nell’analisi: “Noi imprenditori stiamo facendo la nostra parte: innovando, investendo, anche assumendo. Non chiediamo aiuti al mondo della politica, ma almeno di essere supportati”. E le risposte alla domanda su come si intende operare per contrastare la crisi e “reggere il mercato” sono un condensato di quello che il mondo imprenditoriale fa e intende ancora di più fare in futuro: tagliare i costi di gestione, creare nuovi prodotti o servizi, migliorare la qualità del prodotto o servizio,  iniziare e/o sviluppare e/o incrementare l’attività rivolta al mercato estero. Le criticità, che poi si risolvono in vincoli alla competitività, vengono individuate nella pressione fiscale eccessiva, nel costo del lavoro, nella complessità normativa e burocratica e nel costo dei servizi (energia, trasporti ecc).

Qualche numero, in sintesi, per capire meglio come si è evoluta la situazione. Intanto, è cresciuto nel Viterbese il numero delle imprese attive: a fine giugno erano 38.869 (tasso di crescita + 0,65%). Con un dato significativo in più: nel settore industriale, Viterbo è l’unica provincia del Lazio a registrare un tasso di crescita positivo: +8,9%.

Per quanto riguarda la produzione, continua il trend positivo delle precedenti rilevazioni: nel 37,5% dei casi, le aziende intervistate hanno confermato un aumento dei livelli produttivi (in precedenza 25%); le contrazioni scendono al 25% (a fine 2014, 33,3), mentre scende del 4% la percentuale di coloro che dichiarano una stabilità nella produzione. Note positive anche nel comparto degli ordinativi (+8,3%): bene il mercato interno, calo negli scambi con i Paesi Ue e discesa più netta verso i paesi extra-europei (dovuta soprattutto alla situazione in Cina e all’embargo con la Russia). A fronte di aumenti anche consistenti dei fatturati, si registra una crescita limitata dell’occupazione: solo +0,4%. “Si tratta – spiega il direttore di Federlazio Giuseppe Crea – soprattutto della trasformazione di contratti di precariato in contratti a tempo indeterminato. E questo è un effetto del Jobs Act. Per avere nuovi posti di lavoro bisognerà aspettare ancora, precisamente quando la ripresa si sarà definitivamente consolidata”. In questo campo, si aspetta una decisa inversione di tendenza per effetto degli investimenti: nei primi sei mesi dell’anno in corso il numero delle aziende che dichiarano di aver effettuato investimenti è infatti passato dal 21,1% di fine dicembre al 30,8%. “E quando si investe – sintetizza Crea – la conseguenza è la creazione di nuova occupazione”.

Gianni Calisti, presidente di Federlazio

Gianni Calisti, presidente di Federlazio

Per quanto riguarda il credito, si segnala ancora qualche difficoltà nonostante l’enorme massa di liquidità messa a disposizione delle banche dalla Bce. “Quel danaro – ancora Crea – è stato utilizzato soprattutto per mutui nel settore immobiliare, mentre ancora non viene utilizzato per il sistema creditizio alle imprese in quanto ci sono da sanare i pesanti bilanci passati”.

Infine, notizie più che positive arrivano dall’utilizzazione degli ammortizzatori sociali. “C’è un calo generalizzato – interviene il funzionario Mario Adduci – del ricorso alla cassa integrazione. In provincia di Viterbo quella ordinaria è scesa del 20,8%, quella straordinaria del 14,2 e quella in deroga del 41,4. In totale, il dato è -23,4%. Se solo ricordiamo i pesantissimi numeri di trimestri precedenti, si può affermare che l’inversione è profonda e significativa”.

Insomma, qualcosa si è mosso e sta continuando a muoversi, tanto che ci si aspettano risultati ancora migliori nella seconda parte dell’anno. La crisi non è ancora finita e la ripresa è da consolidare, ma il peggio è sicuramente alle spalle.

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