25022021Headline:

Rsa, così le famiglie sono finite sul lastrico

La lettera del Comune in cui si annuncia il taglio. Una settimana per avere risposte

La lettera del Comune ai pazienti delle Rsa

La lettera del Comune ai pazienti delle Rsa

“Si comunica che ai sensi della deliberazione di giunta comunale numero 142 del 29 aprile 2015, esecutiva alla data del 7 maggio, la signoria vostra non risulta possedere i requisiti per la compartecipazione del Comune di Viterbo alla spesa per il ricovero in Rsa. Per il periodo precedente alla data di esecutività dell’atto sopra citato (1 gennaio 2015 – 6 maggio 2015), l’Amministrazione comunale, in relazione alle disponibilità di bilancio, sta valutando l’eventuale possibilità di corrispondere un contributo di compartecipazione e la misura dello stesso. Ulteriori comunicazioni al riguardo verranno trasmesse successivamente”.

Così, con questa comunicazione in perfetto stile burocratese, firmata dal dirigente del settore Servizi sociali, decine e decine di ospiti delle Residenze sanitarie assistenziali e le loro famiglie, hanno ricevuto la peggiore delle notizie possibili. Via i contributi del Comune, le rette bisogna pagarsele da sole per intero, con enormi sacrifici, per qualcuno insostenibili. Ecco cosa c’è alla base della protesta dei pazienti e dei famigliari, coloro che giovedì sono scesi in piazza, sotto Palazzo dei priori, per chiedere a gran voce – ma con toni civili – il ritiro della delibera incriminata. Quella delibera che ritengono peggiorativa della legge nazionale sul calcolo Isee, e che il sindaco Michelini e la vice Ciambella hanno motivato con esigenze di bilancio (“Rischiavamo il default”) a causa del taglio dei contributi regionali.

Fatto sta che “quel pezzo di carta ha generato una crisi gravissima, ci sono persone che si sono indebitate per pagare le rette, altre a cui sono stati prelevati direttamente i pochi risparmi in banca”, come ha detto il consigliere regionale Daniele Sabatini.

La protesta giovedì in piazza

La protesta giovedì in piazza

La protesta, dopo aver raggiunto l’apice nella manifestazione di piazza del Plebiscito, non è finita qui. Semmai ha momentaneamente attivato la modalità silenziosa: si attendono risposte dal Palazzo dei priori. Il sindaco si è impegnato a fornirle in una settimana, il tempo di proseguire e concludere l’analisi sulla delibera e le simulazioni su eventuali, quanto auspicabili, ripristini dei contributi per i casi più urgenti. La Regione, dal canto suo, ha riaperto i cordoni della borsa, stanziando 22 milioni di euro per i prossimi 4 anni: una piccola somma, un terzo di quanto versava fino all’anno scorso, che non può bastare a risolvere la situazione ma potrebbe ispirare qualche iniziativa congiunta, visto che l’amministrazione comunale ha aumentato i fondi destinati al settore nel bilancio approvato un mese fa (da 300mila a 500mila euro). L’Aforsat, l’associazione dei famigliari, è alla finestra, pronta ad esultare ma anche a tornare a protestare. E sul tavolo ci sono anche i ricorsi: quello regionale, al consiglio di Stato, il cui esito è atteso per il 3 dicembre. E quello viterbese, contro la delibera del 29 aprile, alla presidenza della Repubblica.

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