15092019Headline:

Dialoghi surreali prima del derby della Tuscia

Due tifosi ''verosimili'' giocano in anticipo (e a parole) Viterbese-Flaminia di Coppa

La Flaminia in azione

La Flaminia in azione

Oggi c’è il derby. Viterbese contro Flaminia, e anche se di Coppa Italia stiamo parlando – quella cosa che per molti vale come la Coppa del nonno, e quest’anno in serie D anche meno, perché garantirà sì qualche posto al playoff, ma i playoff non serviranno a niente – è sempre una partita particolare. Viterbo la colta contro Civita la ricca? Viterbo la snob contro la Castellana che lavora? O ancora, Viterbo nera contro la Stalingrado della Tuscia? Acquacotta contro frittello’? Le definizioni si sprecano, i luoghi comuni friggono. Per tagliare alla testa al toro, Viterbopost è in grado di riportare nella sua interezza, e senza alcuna censura, una conversazione tra un tifoso della Viterbese (che chiameremo ”Tifoso Viterbicolo”, Tv abbreviato) e uno della Flaminia (a cui è stato imposto il soprannome di ”Tifoso Civi-tonico”, Tc). Un dialogo di altissimo livello, se alcolico o meno starà al lettore giudicare.

Tifoso viterbicolo: A cuggi’, sei pronto per il derby? Non t’è bastata la sardella in campionato?

Tifoso civitonico: Lascia perde. A parte che su quella partita ci sarebbe un sacco da ridire. Ma poi noi, dopo di quella, abbiamo fatto quattro vittorie di fila, compresa quella in Coppa col Rieti. Voi a Rieti a momenti ce perdevate pure…

Tv: Ah, adesso mi vuoi far credere che la Flaminia è più forte della mia Viterbese? Che Ciappici è meglio di Camilli? Che il Puccio è più bello di Rosina mia santa? Ma lascia perde, che non c’è storia non c’è.

Tc: Alt. Te fermo subito manco fossi all’incrocio de Sassacci. Intanto, non me va bene che me chiami cugino. Io so falisco, so, mica tusciarolo. Quando io lavoravo la terra e facevo capolavori con la ceramica tu ancora stavi a combatte con le pecore. E la storia tua infatti è una storia d’appecoronamenti, se mi passi il francesismo: ai romani antichi e moderni, ai papi e alli francesi. Noi sempre liberi siamo stati, più o meno.

Tv: Sì, ma Civita Castellana chi la conosce nel mondo? In the world? Anzi, chi la conosce in Italia? Noi siamo la città dei papi, c’avemo Santa Rosa e il riconoscimento Unesco. Famo il bagno alle terme, noi, mica giù per il Treja. E mo’ col gemellaggio arriviamo pure in Cina.

Tc: Tutte fregnacce, tutte cose inutili. Noi sì che invece siamo conociuti. Grazie alle ceramiche nostre, fatte a regola d’arte, con l’amore e la passione della meglio gioventù civitonica.

Tv: Sì, ma sempre i cessi fabbricate.

Tc: E allora? Al gabinetto tutti gli uomini sono uguali, non c’era bisogno della Rivoluzione francese per dirlo, e manco della livella di Totò. I wc nostri hanno servito principi e sultani, ma pure poveracci. E questo è un vanto. Oltre ad averci portato un sacco di soldi.

Matias Vegnaduzzo, qui con la maglia della Viterbese

Matias Vegnaduzzo, qui con la maglia della Viterbese

Tv. Vabbe’, tornamo alla partita di oggi. Tu ce vieni? O stai già pensà a come te mascheri per il Carnevale?

Tc. No, ce vengo, ce vengo. Mi metto in curva sud e mi godo lo spettacolo del presidente Ciappici che va su e giù per la panchina manco fosse Oronzo Canà. Ma tanto già lo so come finisce.

Tv. Come? Non è che stai a mette le mani avanti?

Tc. No, oggi vince la Viterbese. Perché c’ha più soldi e c’ha la squadra più forte. Noi semo poveretti, ma dignitosi. E ce basta la salvezza, comoda, con la pippa in bocca.

Tv. Meglio così. Allora potete pure ridarci indietro Mati nostro, il Vegnaduzzo.

Tc. Ripijatevelo pure. E se il bomber alla fine ve fara vince il campionato e tornare tra i professionisti, be’, ricordatevi dei cugini falisci.

Tv. Ce lo riprendiamo, ce lo riprendiamo. E se vinciamo il campionato e voi vi salvate facciamo la festa insieme, ma a metà strada però. Va bene tipo a Vignanello?

Tc. Perfetto: vino, porchetta e si balla fino alla mattina. Ma il conto non si paga né alla viterbese né alla civitonica. Famo alla romana, che è meglio.

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