10082022Headline:

Aiutiamo i clown di corsia, non i pagliacci

Ignoti si aggirano per la città spacciandosi per volontari e chiedendo soldi

Come riconoscere quelli veri (e buoni)

Come riconoscere quelli veri (e buoni)

Allo schifo non c’è mai fine. E così, dopo le fregature telefoniche, dopo le sóle sui pezzi di ricambio non originali del Folletto, e dopo ogni altra possibile bravata, ecco pure le truffe dei clown.
Ora, la prima domanda che viene da farsi è: come può truffare un clown? Semplice, chiedendo soldi a nome di un altro. Molti cittadini infatti, in buonafede, hanno donato spicci (e pure banconote pesanti) a pagliacci non certificati. Cioè, a pagliacci nell’animo e non nel camice.
La notizia, vergognosa, viene certificata dall’associazione Goji Vip Viterbo onlus, che così apre la nota: “Intendiamo dissociarci dall’agire di tali individui – si legge – e vogliamo mettere sull’avviso quante più persone possibile, in modo da porre fine a queste azioni immorali che discreditano i nostri volontari. I quali operano gratuitamente negli ospedali del capoluogo e della provincia”.
Bene. Ossia, male. Come riconoscere codesti furbetti? “Sappiamo di un individuo che si aggira per la città a nome nostro – proseguono – Un tipo molto convincente, con una buona parlantina. Contatta la gente, parla in modo persuasivo dell’attività di clownterapia e per avvalorare la richiesta di denaro dice di essere un laureando in medicina. Annuncia iniziative inesistenti a piazza del Sacrario, e porta con sé un blocchetto di ricevute a mano, che rilascia dopo il raggiro”.

Una scena tratta dal film "Patch Adams"

Una scena tratta dal film “Patch Adams”

Il ragazzo è ben organizzato, stando ai fatti. Anche da un punto di vista bancario. “Abbiamo un falso codice fiscale – sempre loro – che può servire per beccarlo. È il seguente: 36040660068. Il truffatore chiede soldi in contanti per cifre dai 40 ai 60 euro. Afferma che servono a finanziare le attività e sostiene che, in questo modo, si possono aiutare i bambini che soffrono”.
Ma non finisce qui. Ci sono anche gruppi che realizzano raccolte fondi nei supermercati e nei centri commerciali, difficilmente autorizzati (se parlano un dialetto “lontano” quasi mai).
“I nostri volontari – chiude la nota – non effettuano raccolte porta a porta, indossano un camice distintivo (vedi foto, ndr), indossano sempre il tesserino di riconoscimento e non vanno mai soli. Le raccolte fondi o di materiale sono pubblicizzate sul sito web www.vip-viterbo.it o sulla pagina Facebook. Se notate cose strane, avvisateci”.

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