16012021Headline:

“A rischio Salus e Nuova S. Teresa”

Miranda Perinelli (Cgil): "Dal 1 gennaio le due strutture potrebbero chiudere"

La Nuova Santa Teresa a rischio chiusura dal 1 gennaio

La Nuova Santa Teresa a rischio chiusura dal 1 gennaio

Nuova Santa Teresa e clinica Salus, qual è il loro destino dal 1 gennaio? E’ una domanda legittima e preoccupata soprattutto con l’entrata in vigore della disposizione prevista dal decreto Balduzzi del 2012 (e finora rinviata) secondo cui dal prossimo anno è previsto l’azzeramento dei ricoveri in strutture convenzionate con meno di 40 posti letto.

Quello incriminato è il decreto 2 aprile 2015, n. 70, ovvero il “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, entrato in vigore il 19 giugno 2015. Il regolamento definisce i criteri in base ai quali le Regioni devono procedere nel concreto, entro il triennio di attuazione del Patto per la salute 2014-2016.

La norma nazionale chiarisce che le strutture al di sotto dei 40 posti letto devono chiudere, riconvertirsi o consorziarsi. Ecco nel dettaglio il provvedimento: “Per le strutture ospedaliere private, a partire dal 1° gennaio 2015, diviene operativa una soglia di accreditabilità e di sottoscrivibilità degli accordi contrattuali annuali non inferiore a 40 posti letto per acuti. Per le strutture accreditate già esistenti alla data del 1° gennaio 2014, che non raggiungono la soglia dei 60 posti accreditati per acuti, anche se dislocate in siti diversi all’interno della stessa regione, sono favoriti i processi di riconversione e/o di fusione attraverso la costituzione, ai fini dell’accreditamento, di un unico soggetto giuridico da realizzarsi entro il 30 settembre 2016 in modo da consentirne la piena operatività dal 1° gennaio 2017. Fanno eccezione le strutture monospecialistiche per le quali deciderà la Regione”.

Al momento Roma è in attesa di chiarimenti sul termine “monospecialistiche” dopodiché dovrà regolamentare le situazioni prevedendone l’applicazione a livello regionale. Inoltre, a oggi i budget sono stati assegnati fino a tutto dicembre 2015.

Significa che se la Regione non procederà a un nuovo rinvio del provvedimento queste due strutture viterbesi chiuderanno. E infatti i lavoratori sono già stati allertati. La Salus al momento ha 20 posti letto per acuti, 5 di hospice residenziale, 20 di hospice domiciliare e conta 50 dipendenti. La Santa Teresa possiede invece 24 posti per acuti e 50 lavoratori.

Le rispettive proprietà hanno in diverse occasioni tentato di avere un incontro con la Regione, non ricevendo però alcuna risposta. Domani, invece, ci sarà la riunione con i sindacati nel corso della quale auspichiamo da parte dei vertici regionali una presa di posizione chiara. Il nodo, qualora le due strutture dovessero chiudere, non è solo occupazionale ma anche le pesanti ricadute su tutti gli utenti.

Come ormai è purtroppo noto, Belcolle non ha posti letto a sufficienza per rispondere alla domanda dei cittadini. Pertanto, spesso si appoggia alle cliniche convenzionate, ricoverando lì i pazienti. Se chiudessero i battenti, dove metteremmo i malati?

Per la Cgil la politica dei tagli non è più tollerabile per un territorio come il Viterbese. La riduzione dei posti letto negli anni scorsi ci ha pesantemente penalizzati. Ridurre ulteriormente l’offerta vuol dire calpestare il diritto alla salute dei viterbesi e quello al lavoro dei dipendenti che perderebbero l’impiego. Contiamo che la Regione ci ripensi e che lo faccia subito.

Miranda Perinelli

Segretaria generale della Cgil

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