08122021Headline:

E fu così che l’Isis divise Tuscania a metà

Dopo il passaggio del carro di Carnevale jihadista, la popolazione insorge su Facebook

Un militante a volto scoperto, camuffato per l'occasione

Un militante a volto scoperto, camuffato per l’occasione

Tuscania divisa a metà. Roba che manco la Striscia di Gaza. Da un lato i Guelfi, dall’altro i Ghibellini. Come ai tempi in cui le mura fungevano da spartiacque col mondo esterno. Stavolta, però, paese spaccato per volere dell’Isis.
È questo il dato principale che emerge dopo la giornata di ieri. Quando su diverse testate locali, questa compresa, sono comparsi alcuni articoli riguardanti il Carnevale. Quel maledetto carro dedicato ai militanti jihadisti ha sollevato un bel polverone. E a poco sono valse le bandiere della pace o le scritte “Stronzisis” a bordo. La notizia ha avuto comunque la sua profonda eco.
Per quanto concerne la cronaca, portando avanti la cosa, vale la pena di dare una letta al pezzo dei cugini del News24. Qui ci occuperemo invece del risvolto “folkloristico” della faccenda. Di come, in sostanza, la cittadina ha (re)agito.
Inutile sottolinearlo, il caos si è consumato praticamente tutto su Facebook. Se infatti da un lato il profilo istituzionale, quello del gruppo di maggioranza “Obiettivo comune”, e altri legati al “politico”, hanno taciuto, distaccandosi o prendendo tempo; dall’altro sulle bacheche dei residenti sono fioccati commenti (pro e contro) a bizzeffe.
Prima di scendere nello specifico, però, il dato da rimarcare è uno solo: regna l’omertà. Nessuno fa nomi. Nessuno conosce. E quella jeep accroccata alla “miliziana” pare sia piovuta magicamente dal cielo.
In un contesto del genere, per forza di cose, non faremo nomi. Ci limiteremo solo a proporre una selezione di opinioni anonime. Partenza. “È caccia alle streghe – primo interpellato – Da 24 ore non si parla d’altro. Alla posta ci guardavamo tutti con occhio sospetto. Stesso discorso in farmacia, al bar e nei luoghi di aggregazione”.
Seconda testimonianza: “Gira voce che sono tutti giovani. La solita ragazzata. Non condanniamoli, però. Diamogli solo una bella lavata di capo”. Ora, Viterbopost una foto di un “militante” a volto scoperto l’avrebbe anche trovata, sul social di cui sopra. E ve la propone in stile “camouflage”. Il tipo sta oltre i quaranta, non ci piove. Quindi la storia del “tale-bano tale figlio” non regge. E poi basta col dare le colpe ai ggggiovani. È anacronistico.
“Il Comune probabilmente sapeva tutto – terzo ‘mister X’ – chi abita verso Tarquinia giurerebbe che il carro è partito assieme agli altri, dalla Gescal”. E questo, in ogni caso, non assicura che le autorità sapessero realmente quale fosse il tema prescelto.

Sull'argomento si fa anche "filosofia"

Sull’argomento si fa anche “filosofia”

“Per uscire in strada – quarta considerazione – significa che il mezzo era assicurato. Altrimenti non si sarebbe potuto muovere dal garage. C’erano anche dei bambini a bordo, non ce lo dimentichiamo. Chi rischierebbe?”. Ok, ma chi ha pagato l’assicurazione? Sul News il sindaco Bartolacci scarica le responsabilità sulla Pro Loco. Sarà realmente andata così?
Quinto, e favorevole, intervistato: “I soliti moralisti… Perché allora Charlie Hebdo sì, e noi no?”. Fratello, forse perché c’è chi può e chi non può?
Chiusura naïf: “Io ero nel carro del centro anziani – confessa un signore attempato – posso solo dire che noi volevamo fare i giapponesi. E fino al dragone e ai costumi ci siamo arrivati. Quando però c’era da scrivere ‘ciao’ in lingua, è tocca di chiederlo a quelli del negozio. Ci hanno aiutato loro”. Peccato solo che quelli del negozio sono cinesi. E che parlano tutta un’altra lingua. Diciamo che il vostro è diventato il carro a tema orientale, ecco.
Si attendono ulteriori sviluppi, gente. Il popolo ha fame di curiosità. Anche perché domenica è prevista la seconda sfilata…

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