16042021Headline:

All’asta il Sasseto. E non è uno scherzo

A Torre Alfina potrebbero sottrarre un bene pubblico ed un monumento senza età

Il castello di Torre Alfina

Il castello di Torre Alfina

Primo aprile: hanno venduto il bosco del Sasseto. Lo scriviamo così, in modo tale che nessuno ci possa prendere come i soliti burloni che vogliono tirare l’annuale scherzo scadente.
No. Quel magico lembo di macchia ubicato a Torre Alfina, che dalle pendici del castello si allarga poco agevolmente per appena cinquanta ettari, può veramente diventare cosa privata.
Ok, privato già lo sarebbe (a vederla bene). Ma per comprendere a fondo il concetto tocca di fare un piccolo passo indietro. Che la storia è tanto complessa quanto affascinante.
Nel mentre diamo solo un indizio: il terreno è in asta. La prima è andata deserta (320mila euro). La seconda pare non destinata alla stessa fine (250mila circa). L’uccellino giurerebbe che l’acquirente ora c’è. Pronto ad investire.
Ma torniamo al principio. Il bosco si trova tra l’altopiano dell’Alfina ed il fiume Paglia. Una collocazione scomodissima, praticamente una parete verticale, che non ha mai permesso all’uomo di “utilizzarlo”. Pertanto il polmone verde, come lo si può vedere oggi, è esattamente identico a come era migliaia e migliaia di anni fa. I suoi sassi provengono dalle esplosioni vulcaniche dell’attuale lago di Bolsena. Sopra ed intorno invece vi sono nate (e morte) una miriade di specie vegetali. E con loro altrettanti animali. Una sorta di paradiso incontaminato, insomma. Dove un albero che cade serve da concime per altri che crescono. Dove l’unica traccia umana si può riscontrare nei fantastici sentieri realizzati per volere (e portafogli) di Edoardo Cahen. Che poi in loco è sepolto.
Inutile negare quindi il valore che il Sasseto può avere, ed ha, per gli abitanti dell’Alfina. E non solo per loro, a vederla bene. Poiché da quando l’ultimo proprietario del pacchetto ha fallito, il signor Gaucci, le perplessità sul futuro dell’area si sono allargate.
Il Comune, che poi sarebbe Acquapendente, ha anche tentato l’acquisto. Ma il patto di stabilità non glielo ha permesso. Ultimamente stava così lavorando nella stessa ottica assieme alla Regione. Ma i tempi burocratici son quel che sono, e l’asta di cui sopra andrebbe a tagliare le gambe a tutti.
A tal proposito, se dovesse arrivare il privato, quali sarebbero le conseguenze? Due le papabili strade, entrambe agghiaccianti. La prima è la chiusura totale. Senza se e senza ma. Un paio di cancelli e tante care cose. Difficile però che si realizzi. Quando si investe, di norma, lo si fa per poi guadagnare.

Un particolare del bosco

Un particolare del bosco

Ecco quindi l’ipotesi B. Nessuno recinto (non si può fare da regolarmente, poiché la fauna deve poter circolare libera), ma due belle sbarre. Biglietto di ingresso, e rischio concreto che si ripeta “Il modello Civita”.
“Tra le due preferisco che lo chiudano – ci dice l’uccellino – perché se il Sasseto dovesse diventare meta turistica di massa, e disgraziatamente arrivassero troppe persone, nel giro di poco finiremo per uccidere uno dei pochissimi fazzoletti al mondo che ancora non abbiamo rovinato. Da quel che so, attualmente, c’è già un poco di preoccupazione per i visitatori, che sono leggermente aumentati. Mi auguro quindi che l’asta vada deserta. E che il Comune restituisca alla collettività un bene che storicamente è di tutti, seppur la proprietà è sempre stata privata”.

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