30062022Headline:

Il rimpasto in Giunta nell’era dei dispetti

Riflessioni e considerazioni di varia umanità sorseggiando il caffè della domenica

trentarighe disegnoC’è un unico punto fermo nel cosiddetto rimpasto in vista al comune di Viterbo, argomento che – come si sa – appartiene alla categoria delle faccende di cui si farebbe volentieri a meno e che riscuote un interesse pari all’arrivo di un sacchetto di sabbia nel deserto del Sahara. Vabbè, tocca occuparsene ogni tanto e quindi lo si fa sapendo già che manderà di traverso la domenica a più di qualcuno. Lo stato dell’arte dice che il sindaco Michelini si appresta a nominare a breve il successore dell’assessore Vannini con un esponente civico. Che poi sarà (dovrebbe essere, condizionale d’obbligo quando si parla di simili faccende) Maurizio Tofani, di provenienza Oltre le mura. E ci si potrebbe fermare qui e  hiudere la questione con questa decisione sulla quale si intorcinano le budella di diversi esponenti democratici.  Il motivo? Un impegno formale preso illo tempore a non affidare incarichi di giunta a chi (come Tofani) aveva fatto simili esperienze nelle precedente giunta. Sono soprattutto i 7 che provarono a scardinare Michelini a disapprovare la decisione, ma il sindaco forte dell’insipienza e dell’inconcludenza dei presunti contestatori tira dritto per la sua strada.

A questo punto si inseriscono i discorsi del dietro le quinte. Per parare un colpo del genere, in area dem, don Peppe Fioroni da Pianoscarano lancia la proposta che potrebbe mettere tutti d’accordo: nell’esecutivo di Palazzo dei Priori ci deve entrare il segretario provinciale del Pd, Andrea Egidi. Perché? Per una serie di ragioni di varia natura: ricompattare il gruppone democrat e consentire all’amministrazione di chiudere senza ulteriori scossoni l’esperienza e di arrivare alla scadenza naturale del 2018 avendo anche davanti il tempo sufficiente per  “quagliare” qualcosa di veramente significativo che dia la cifra concreta dell’azione del centrosinistra dopo vent’anni di centrodestra. Proposta che trova consenziente anche don Enrico Panunzi da Canepina e che dovrebbe trovare anche il convinto sì dei famosi 7. Tanto più che l’ingresso di Egidi metterebbe fuori causa Antonio Delli Iaconi, indicato dai renziani ma ben presto passato su altre sponde.

Siccome però nella Viterbo del 2016 non bisogna mai dare nulla per scontato, chi si mette di traverso? Proprio i 7 che attraverso il leader (in verità abbastanza abbacchiato) Francesco Serra non ci stanno: fuori Delli Iaconi, ma non dentro Egidi. E se proprio deve entrare il segretario provinciale, lo si faccia facendo uscire Sonia Perà che è della stessa area; mentre il successore del Tonino unindustriale lo indichiamo noi (Mancinelli?). Un guazzabuglio senza fine che fa venire l’orticaria soltanto a sentirlo. Come se ne esce appartiene all’immateriale categoria dei sogni che raramente si traducono in realtà. Michelini, probabilmente già domani, nominerà Tofani o chi per lui e gli ex magnifici sette (la cui credibilità complessiva si avvicina ormai pericolosamente allo zero) continueranno ad intorcinarsi alla ricerca di una via d’uscita che non furono capaci di individuare e praticare nei mesi della crisi e che pare assai difficile che possano trovare oggi. Certo, se comprendessero che l’ingresso di Egidi è elemento di unità e di garanzia per tutti, le cose si risolverebbero in poche battute; tanto più che a farne le spese sarebbe Delli Iaconi, la cui azione nel settore della cultura non potrà di sicuro essere annoverata tra le cose memorabili di questa città. E anche Michelini alla fine si acconcerebbe a sacrificare uno dei suoi scudieri più fidati in un nome della solidità della maggioranza. Tutto questo dice il buonsenso politico che però non sembra albergare dalle parti della Sala d’Ercole.

Buona domenica (si fa molto per dire dopo questo pastone…).

 

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