20012022Headline:

Una domenica al castello per tutelare l’Alfina

Dopo lo sciame sismico la rete Nogesi dice no al geotermico con una grande festa

Il manifesto dell'evento

Il manifesto dell’evento

Per sdrammatizzare potremmo dire che per risollevare il morale della truppa occorre una scossa. Ma forse la battuta è un po’ troppo cruda. Quindi semplicemente diciamo che daranno una festa, ecco. Così almeno nessuno ci correrà dietro per picchiarci con un grosso randello. E andiamo anche a capire il perché. La grande scossa di terremoto dei giorni scorsi, quella del 30 maggio a Castel Giorgio; e quella alla quale è seguito poi uno sciame sismico di portata da non sottovalutare “si è verificata proprio all’interno dell’area assegnata ad una società privata per la realizzazione di due impianti geotermici. Quello dello stesso Castel Giorgio e quello di Torre Alfina. Ecco la prova dell’enorme rischio sismico e di disastro ambientale”, apre così per la rete Nogesi, il Coordinamento associazioni orvietano, Tuscia e lago di Bolsena. Quale miglior modo di affrontare la questione, quindi, se non quello di sensibilizzare il mondo attraverso una festa comune? Il 12 giugno, e cioè domani, siete tutti invitati (come si diceva una volta) al Castello di Montalfina, per “uno sviluppo ecosostenibile dell’altopiano”. Retroscena: “Tutta la popolazione ha colto con grande allarme questa coincidenza, anche perché ci sono stati danni ad abitazioni e strutture”, proseguono. E lo stesso Castello ha riportato danni importanti; tant’è che un’ala è stata dichiarata inagibile.

Castel Giorgio

Castel Giorgio

“Ma la cittadinanza reagisce – ancora loro – e grida ‘no alla geotermia speculativa ed inquinante’. Cosa ci insegna questo terremoto? Che la zona è sismicamente fragile e che quindi non si possono realizzare impianti che aggiungeranno il peso di una continua attività di pressione nel sottosuolo”.
E ancora: Se i pozzi geotermici fossero già realizzati, cosa sarebbe successo? “I cittadini non accetteranno mai questo impianto – chiudono – Troppi i rischi per le loro vite, i loro beni ed il loro territorio. Occorre che la Giunta regionale si esprima finalmente rifiutando l’intesa all’impianto, e che i Ministeri competenti ritornino sul progetto per bocciarlo e dissipare definitivamente questa pesante ombra dal futuro della Tuscia. Lo devono ai cittadini che amministrano, e che continuano ancora a dormire terrorizzati o fuori le proprie abitazioni”.

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