09042020Headline:

Erinna combatte per la sopravvivenza

La presidente Anna Maghi: ''Andiamo avanti con finanziamenti privati''

Anna Maghi, presidente del Centro Erinna

Anna Maghi, presidente del Centro Erinna

Le richieste di aiuto aumentano, mentre i fondi diminuiscono. ”Nel centro antiviolenza di Viterbo c’è ben poco da tagliare ormai, da tempo è stato già tagliato tutto”. Affilate come lame le parole di Anna Maghi, presidente dell’associazione Erinna e alla guida dell’omonimo centro antiviolenza sulle donne. Una piccola realtà che combatte ogni giorno contro mille difficoltà, burocratiche e non solo, per aiutare donne e bambini in pericolo. Aumentano di anno in anno le persone che bussano alla porta del centro antiviolenza e della casa rifugio in cerca di aiuto. C’è chi ha subìto una violenza domestica, chi si ritrova da sola, chi è appena sbarcata in Italia, tante situazioni diverse accomunate solo dalla necessità di un intervento urgente ed immediato.

Nei giorni scorsi la notizia che sono in arrivo dal governo numerosi tagli ai fondi per i centri antiviolenza ha fatto rabbrividire le tante volontarie che operano in tutta Italia. I primi a tremare sono stati i centri di Roma e Napoli, dove le strutture sono al limite del collasso. ”Da noi la situazione non è migliore – prosegue la presidente di Erinna – ma per la nostra realtà questa, purtroppo, non è una novità. Sono anni che combattiamo il problema della mancanza di fondi, e ci dobbiamo inventare ogni volta qualcosa di nuovo per sopravvivere. Basti pensare che i fondi relativi al 2012 sono arrivati alla fine dello scorso anno, oltretutto decurtati. Come possiamo sopravvivere senza risorse? Siamo dovute ricorrere alle banche, tra mille difficoltà ed interessi alti. Avevamo assunto tre professioniste, che sono necessarie per costruire un percorso personalizzato per ogni donna, ma oggi non possiamo più pagare stipendi o consulenze. Mancano all’appello i fondi di molti anni passati, che fine hanno fatto tutti quei soldi?”.

A mantenere in vita la struttura di Erinna sono, insieme alla presidente Anna Maghi, alcune volontarie, che investono tempo e denaro per il progetto. Senza fondi è già difficile mandare avanti l’attività, figuriamoci pagare affitto e bollette. ”Stiamo sopravvivendo solo grazie ad una serie di progetti che abbiamo messo in piedi negli ultimi periodi – prosegue la presidente – anche perché dobbiamo mantenere in funzione la casa rifugio fino al 2017, come previsto dal bando nazionale a cui abbiamo partecipato nel 2011. La casa rifugio ha dei costi molto alti perché a queste donne manca tutto: cibo, vestiti, istruzione, non è pensabile di andare avanti solo con il volontariato”.

Una manifestazione di Erinna

Una manifestazione di Erinna

Al centro antiviolenza Erinna la buona volontà non manca di certo e sono davvero tante le iniziative che vengono portate avanti. ”Organizziamo corsi di formazione, sperando di coinvolgere giovani volontari – racconta Anna Maghi – e, fino a quando ce la faremo, porteremo avanti con impegno tutte le iniziative intraprese. Abbiamo in piedi un nuovo progetto, e cercheremo di coinvolgere nuove fondazioni private, le uniche al momento che ci sostengono e ci consentono di rimanere in vita. Non abbiamo più tempo ed energie da sprecare con le istituzioni, preferiamo concentrarci sui nostri progetti concreti. Nel corso degli anni abbiamo cercato anche di coinvolgere i comuni della Tuscia e i servizi sociali, ma a nulla è servito”.

Uno spiraglio di speranza è arrivato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio con l’impegno di assegnare nuovi fondi ai centri antiviolenza del territorio. Dai 250 mila euro in programma, il fondo per contrastare la violenza sulle donne passa a 4 milioni di euro. Nuove cifre importanti in arrivo sia per i centri già esistenti che per l’istituzione di nuove strutture. ”Speriamo che arrivi qualcosa anche per l’associazione Erinna. – conclude la presidente – Tempo fa abbiamo protestato con la Regione perché la nostra associazione troppo spesso non viene riconosciuta dalle istituzioni. Ci teniamo a ricordare che, fino ad oggi, abbiamo accolto e seguito più di 500 donne provenienti da tutta la provincia”.

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