10082022Headline:

Vendemmia perfetta, ma prezzi imperfetti

La qualità dei vini cresce ogni anno, ma l'equilibrio economico tarda ad arrivare

Vino, 2016 annata perfetta

Vino, 2016 annata perfetta

Qualcosa sta cambiando. Sta cambiando globalmente. E magari sarà colpa della crisi. Ma, a vederla bene, più che colpa potremmo serenamente affermare che è un merito.
Da quando non girano più i soldoni, infatti, e cioè da quando ci siamo resi conto che facevamo la vita da nababbi col portafogli da pezzenti (per sintetizzare un problema alto ricaduto sui “bassi”), diversi settori si stanno riorganizzando. La mazzata è arrivata. La povertà quasi. E l’idea generale è che mai più ci si riprenderà del tutto. Occorrerà piuttosto cominciare a vivere in maniera differente (che pure questo non è male). Conversione lenta, serena e totale.
Ora, tralasciando i comparti dove le modifiche comportamentali e di prospettiva, nate come propositive, si sono tramutate nel più becero del radical chic o dello snobismo (dureranno ancora poco); interessante è invece andare ad analizzare quella fascia di persone note ai più come “comuni mortali”. I “normali”, per intenderci. Che poi sarebbero quelli che lavorano bene, vendono al giusto, non necessariamente per essere fichi debbono spedire il loro prodotto in Tasmania (a Tuscania piace, basta arrivare lì), e la sera tornano a casa.
Tra di loro, in zona, ci stanno diversi che si sono dedicati al vino. Anche perché questo abbiamo qua: ettari e ettari di campagne abbandonate dalla generazione di mezzo (gli yuppies portano il Rolex, ma non amano la zappa), che si stanno ripopolando di chi, per un motivo piuttosto che un altro, tenta di sbarcare il lunario ripercorrendo i passi di diversi avi addietro.
C’è chi la chiama agricoltura consapevole. Chi “risposta concreta alla sconfitta dell’industria in agricoltura”. E c’è poi chi semplicemente la percorre senza dargli un nome preciso. Studiano, però. Studiano e rimettendo in uso quelle buone pratiche che mancano da una vita.
I risultati? Altalenanti, logico. Ma comunque soddisfacenti. E per tornare al discorso del vino ecco i primi dati (Coldiretti) sulla vendemmia 2016. “Di ottima qualità. E con quantitativi in sensibile aumento rispetto all’anno scorso – dicono – Le elaborazioni stimano una produzione di 1.717 migliaia di ettolitri, con una variazione di +2% rispetto al 2015. Il dato regionale si spalma in misura omogenea sulle province, da Viterbo a Latina passando per i Castelli Romani, con previsioni di raccolta ovunque in crescita e una qualità delle uve attesa in linea, se non superiore, con quella della scorsa annata. Merito delle attenzioni prestate dai viticoltori nel rispetto della tempistica indicata per i trattamenti ai filari, ma anche del favorevole andamento delle condizioni climatiche che, dai primi giorni di agosto ad oggi, hanno assicurato temperature calde di giorno e la giusta escursione termica notturna”.
Non tutto però è perfetto. Il problema nel Lazio resta infatti il prezzo. “A fronte di una qualità in crescita anno per anno, il prezzo continua ad essere irrimediabilmente basso, mentre è proprio da lì – commenta David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio – che si misura il riconoscimento più immediato e diretto, in termini di volumi economici, a fronte degli investimenti e della grande professionalità messa in campo dai nostri viticoltori. Un prezzo destrutturato, altalenante perché esposto alle oscillazioni del mercato e che continua così a non assicurare le minime garanzie di reddito ai produttori”.

L'enologo Riccardo Cotarella

L’enologo Riccardo Cotarella

Del resto, per invertire una tendenza ci vuole molto tempo. E se si pensa ai vini locali le prime cose che vengono in mente sono quelle brutte bottiglie col tappo a vite che costavano meno dell’acqua minerale. Ora non è più (solo) quello, il vino locale. Grazie a dio. La strada per arrivare al giusto equilibrio tra prezzo e qualità però è ancora lunga. Ma era anche naturale pagare lo scotto. “Se vogliamo entrare in circuiti buoni, se vogliamo progredire, dobbiamo produrre di meno e meglio”, parola dell’enologo Riccardo Cotarella, nemmeno un anno fa, di rientro in Est!Est!!Est!!!. Amen.

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