21112019Headline:

La nostra terra salvata dai fanghi dell’Ilva

Riflessioni a cuore aperto dell'ex sindaco di Corchiano, Bengasi Battisti

L'Ilva di Taranto

L’Ilva di Taranto

Come ex sindaco di Corchiano, come padre di due figli e come abitante della terra falisca, sento il dovere di ringraziare Livio Martini perché con coraggio, resistendo a forti pressioni  e contro enormi  interessi, arrestò una  operazione  di sfruttamento di una cava a Castel Sant’Elia per lo smaltimento di fanghi provenienti dall’Ilva di Taranto .

Era il giugno del 2015 quando, nel silenzio più assoluto, nei nostri territori giungevano importanti quantità di fanghi provenienti dal ciclo produttivo dell’Ilva diTaranto. Venivano scaricati  nella valle del Tevere, in una di quelle lacerazioni della terra dove lo sfruttamento dell’uomo ha scoperto le falde acquifere profonde mettendo a serio rischio  a “nostra acqua”, quella che gli avi ci hanno consegnato come bene indispensabile per la vita.

Un grande affare per gli speculatori e per l’Ilva: a Castel Sant’Elia si poteva scaricare a 90 euro a tonnellata, prezzo speciale ben al di sotto della media nazionale. Forse perché la nostra salute, il nostro futuro e la nostra acqua non valgono poi così tanto…

Livio Martini era presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre quando fu avvisato da alcuni agricoltori e non esitò un attimo: prese carta e penna e scrisse al subcommissario per la bonifica dell’Ilva di Taranto esprimendo le preoccupazioni di un territorio che guardava alla agricoltura di qualità e alla qualità della vita come nuovo e entusiasmante modello di sviluppo. Quella lettera, fortemente contestata e criticata anche da alcuni amministratori locali, colse nel segno e sollevò preoccupazioni così forti al subcommissario dell’Ilva che interruppe il rapporto con la società e, dopo 700 tonnellate sversate in località la Chiusa di Castel Sant’Elia, il preoccupante progetto si arrestò. Si fermò con lo stesso silenzio con cui era partito, con le stesse modalità con cui tante Comunità della nostra Italia vengono definitivamente compromesse.

Livio Martini

Livio Martini

Oggi, quel muro di silenzi è stato abbattuto: grazie alla collaborazione di un bravo deputato locale, è emersa una storia inquietante dove un onesto e solido amministratore, senza clamori e senza fracasso, con calma, rigore e onestà ha arrestato un’azione scellerata e salvato il futuro di una Comunità. Ha interrotto una ennesima brutta storia, di quelle che troppo spesso uccidono le speranze degli abitanti e allontanano le migliori sensibilità, con la forza delle coraggiose e efficaci parole scritte che lo stesso subcommissario dell’Ilva sintetizza con questa affermazione: “Successivamente ogni conferimento fu interrotto per ragioni di opportunità, cautela e sensibilità istituzionale”.

Comunque, continueremo a lottare per conoscere bene la natura di quelle 700 tonnellate, provenienti dal ciclo produttivo dell’Ilva, perché è un nostro diritto sapere cosa contengono quelle terre e se esse hanno compromesso l’acqua di falde che rappresentano la fonte di approvvigionamento idrico di intere comunità, necessaria per la vita degli esseri viventi, indispensabile per una buona agricoltura e per sani allevamenti zootecnici .

Grazie, Livio. E’ proprio vero che “chi non lotta per qualcosa ha comunque perso”.

Bengasi Battisti

Presidente dell’Associazione nazionale comuni virtuosi

(e soprattutto cittadino e padre di due figli che hanno scelto di abitare la nostra terra)

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