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Svuotata la “delibera della vergogna”

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato la giunta Michelini modifica la tanto discussa 142/2015

Protesta in piazza del Comune contro la "delibera della vergogna"

Protesta in piazza del Comune contro la “delibera della vergogna”

Svuotata la delibera ”svuota rsa”, più comunemente nota come ”delibera della vergogna”. Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso dell’Aforsat e dopo la conseguente diffida da parte del Coordinamento disabili Isee No grazie, il Comune di Viterbo fa marcia indietro e modifica in parte la delibera dello scandalo, la 142/2015 bocciata dai magistrati. Prima dell’emissione del DpR che deve recepire per forza quanto stabilito dal Consiglio di Stato, dunque, la giunta Michelini (assenti solo gli assessori Tofani e Saraconi) svuota il documento degli articoli ritenuti illegittimi con una nuova delibera, la 391/2016.

L’esecutivo Michelini, infatti, delibera di ”annullare parzialmente la deliberazione di giunta 142/2015, mantenendo in vita essenzialmente la parte in cui viene fissato il tetto della spesa per l’anno 2015 – si legge nel documento – e cassando la parte della deliberazione che definisce gli ulteriori parametri di accertamento della situazione reddituale degli utenti, e quindi la parte che va dall’espressione ‘il Comune non concorre al pagamento della quota a carico’ fino all’espressione ‘situazione di bisogno legata al ricovero di uno dei componenti del nucleo familiare’ e ciò sia nelle premesse che nella parte dispositiva”.

Così facendo, il Comune intende superare le conseguenze del ricorso vinto dall’Aforsat, dato che la delibera 391/2015 sarà inviata “alla Sezione II del Consiglio di Stato, al segretariato della presidenza della Repubblica e al ministero competente – si legge ancora nel testo – per evidenziare l’intervenuto annullamento dell’atto giuntale impugnato e, quindi, la cessazione della materia del contendere nel ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, nonché la carenza della lesività per omessa immediata applicazione delle disposizioni potenzialmente lesive del provvedimento della giunta comunale”. Di questo provvedimento si parlerà certamente in commissione Bilancio il prossimo 19 ottobre, quando sindaco e assessori interessati relazioneranno in audizione.

“Il primo ottobre 2015 eravamo in piazza con Aforsat e le famiglie dei ricoverati per chiedere la revoca della ‘delibera della vergogna’ – ricorda il consigliere regionale di CI Daniele Sabatini, che contro la 142/2015 si è battuto da sempre -. Ci sono voluti un anno e il pronunciamento del Consiglio di Stato per costringere il Comune di Viterbo a fare ciò che le famiglie legittimamente già dodici mesi fa chiedevano. Un anno di sofferenze gratuite”. In realtà neanche tanto gratuite, visto che molte di quelle famiglie hanno dovuto sostenere costi enormi per far fronte ai servizi che Palazzo dei Priori non ha garantito dopo il taglio dei fondi da parte della Regione Lazio.

Una delle tante proteste in piazza per le Rsa

Una delle tante proteste in piazza per le Rsa

“Almeno in questa nuova delibera la giunta comunale ammette per la prima volta sia che il parere del Consiglio di Stato è vincolante, sia di aver parzialmente applicato la 142/2015 – aggiunge l’esponente di CuorItaliani -. Fino ad oggi in entrambi i casi ci avevano detto il contrario. Ben vengano, quindi, le prime censure ad un provvedimento dichiarato illegittimo, ma francamente resta forte il dubbio sull’aderenza reale della nuova delibera a quanto dettato dal Consiglio di Stato”. Nella delibera 391/2016, infatti, resta invariato per Palazzo dei Priori il tetto massimo di spesa previsto dalla 142/2015 per il contributo al pagamento delle rette dei ricoverati con reddito inferiore a 13mila euro annui. Si tratta di 500mila euro impegnati nel bilancio per il 2015. Una cifra del tutto insufficiente a coprire l’importo totale della partecipazione comunale. In sostanza, formalmente si toglie il contenuto dichiarato illegittimo, ma tecnicamente il problema delle risorse resta. Solo che ora le strutture che ospitano i ricoverati non possono più pretendere soldi dai pazienti e dalle loro famiglie, e dovranno rivolgersi al Comune.

“Non vorremmo che il tetto massimo stanziato dalla giunta comunale come limite – conclude Sabatini – fosse un’elusione degli obblighi imposti dai magistrati amministrativi. Siamo convinti che solo la revoca totale della ‘delibera della vergogna’ possa garantire il vero superamento delle criticità amministrative e contabili che si sono verificate fino ad ora”.

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