23092017Headline:

L’anno amaro dell’economia della Tuscia

Camera di commercio di Viterbo: imprese 2016, saldo negativo tra aperture e chiusure

La sede della Camera di commercio di Viterbo

La sede della Camera di commercio di Viterbo

È un 2016 amaro quello che ci lasciamo alle spalle per l’economia della Tuscia, che tra aperture e chiusure ha registrato un saldo pari al -0,39%, il dato peggiore degli ultimi tre anni e l’unico negativo a livello regionale (Lazio 1,77%, Italia 0,68%). È quanto emerge dal Rapporto Movimprese di Unioncamere realizzato sulla base dei dati del Registro Imprese della Camera di Commercio Viterbo.

Si tratta di dati in controtendenza per il nostro territorio – dichiara Domenico Merlani, presidente della Camera di Commercio Viterbo – che ci devono far riflettere sul cambiamento in corso del tessuto imprenditoriale, frutto di una lunga crisi che non si è ancora conclusa e di un’evoluzione del sistema economico che se è vero in alcuni settori continua a soffrire, come il commercio e le costruzioni, dall’altro si consolida e cresce in quegli asset più performanti in questa fase congiunturale come l’agricoltura, il turismo e i servizi. Inoltre è positivo che sempre più imprenditori ricorrano a strumenti giuridici più efficaci per sviluppare il loro business, prediligendo la costituzione di società di capitali. Ma tutto ciò non può bastare a rilanciare la crescita economica locale senza misure più incisive per le imprese e per l’occupazione, che stimolino gli investimenti e semplifichino le procedure burocratiche”.

Nella Tuscia sono state 2.314 le imprese iscritte nel 2016 (erano 2.224 nel 2015) contro le 2.450 cessate (erano 2.078 lo scorso anno), con un saldo negativo di 136 imprese in termini assoluti. Analizzando la composizione delle imprese per forma giuridica, nella provincia di Viterbo le società di capitali crescono molto di più che in altre territori, +6,22% contro il 3,67% della media nazionale. Negativi invece i tassi di crescita delle società di persone -0,25% e delle ditte individuali -2,1%. Attualmente nella provincia di Viterbo le società di capitale rappresentano il 16,9% del totale delle imprese registrate, stazionarie le società di persone con il 15,9%, mentre le imprese individuali decrescono al 63,8%. Residuali le altre forme 3,4%.

Domenico Merlani, presidente della Camera di commercio

Domenico Merlani, presidente della Camera di commercio

L’analisi settoriale mostra nel settore agricolo una lieve variazione positiva dello 0,05%, confermandosi come un settore strategico per l’economia del territorio, con un numero di imprese che raggiunge oltre il 31% del totale delle imprese registrate. Tale crescita è anche favorita da misure di agevolazione a livello nazionale e sgravi fiscali anche a favore di imprese che adottano misure specifiche per stimolare il ricambio generazionale. Molti infatti sono i giovani che decidono di avviare un’impresa che consenta loro di svolgere anche un’ampia serie di attività connesse all’attività agricola. Proprio questa multifunzionalità è quella che ha permesso al settore di trovare una nuova vitalità ed invertire il trend negativo di qualche anno fa.

Per le attività manifatturiere si registra una diminuzione dello stock pari al -0,8%, per le costruzioni del -2% e per il commercio -2,2%. Si tratta di settori importanti per lo sviluppo del nostro territorio che costituisce una elevata quota di imprese: 6% circa per le attività manifatturiere, 13,29% per le costruzioni e circa il 22% per il commercio. Una diminuzione nella variazione annuale si registra anche per il trasporto -0,71%, i servizi di comunicazione -0,64% e le attività finanziarie ed assicurative -2,31% anche se il peso percentuale di questi settori è minore. Positiva è la variazione dello stock dei servizi di alloggio e ristorazione la cui variazione è dell’1,4%, in un’ottica di sviluppo della vocazione turistica del territorio per un settore che sta crescendo costantemente e che è arrivato a pesare oltre il 6% sul totale delle imprese. Variazione positiva anche per il settore estrattivo 4% circa, per le agenzie di viaggio +1,5%, e per le attività di servizi immobiliari +3,7%.

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