04072020Headline:

Martedì inquietologia

Il cattivo come alibi

non essere cattivo alessandro borghi 1

La cattiveria nei film e nelle serie televisive

Serie tv come Gomorra, al di là della qualità artistica, piacciono perché sono in qualche modo liberatorie, permettendo allo spettatore di proiettare la malvagità su una categoria di cattivi istituzionale, una cerchia ristretta di persone in una precisa zona geografica (nonostante le ramificazioni intercontinentali) e quindi sentirsi da un lato buoni e onesti e dall’altro giustificati nel perpetuare la propria ignavia conformista.

Servono cioè a esorcizzare il male a cui tutti partecipano chi più chi meno e il senso di responsabilità che ne deriva.
L’indignazione mostrata verso l’attore/personaggio che commette l’atto infame, al pari dei carcerati che la fanno scontare ai pedofili, indica un chiaro bisogno di individuare un cattivo fuori da sé, qualcuno nei confronti di cui sentirsi moralmente superiori e quindi da stigmatizzare (colto); come i guru del bene, i miti (Terzani, Falcone, il Che o chi per loro) dall’aura mistica, mitica, semidivina, servono per porre una distanza incolmabile fra sé e il cambiamento e la rivoluzione – per cui occorre appunto essere dei miti e spesso neanche basta – così da poter stare comodi a guardare le ingiustizie, “la mafia” e le sue rappresentazioni servono per porre quella distanza fra la propria nefandezza e LA nefandezza, e ricavare quindi l’alibi necessario per continuare sulla via dell’omertà e della collusione a piccoli e medi livelli.
Il sistema, non quello malavitoso ma quello politico globale che lo contiene, non potrebbe chiedere di meglio, perché non va dimenticato che “chi parla del nemico è lui stesso il nemico” e “la mafia”, come “il terrorismo”, “i pedofili” e “i serial killer” – ossia categorie specifiche – sono gli spauracchi (reali) e i “capri espiatori” perfetti per distrarre e allo stesso tempo intrattenere il popolo, celando il fatto che tutto è mafia, che la mafia si insegna sui banchi di scuola, che il cinema stesso è mafia, che la famiglia per prima è in quanto modello culturale e politico, per citare Antonio Rezza, “l’anticamera dell’associazione per delinquere di stampo mafioso/camorristico”.

 

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