19102018Headline:

Martedì Inquietologia

Il complotto delle mucche da latte

"Il complotto delle mucche da latte"

“Il complotto delle mucche da latte”

Sempre riguardo i complotti e “l’equazione che li smonta” sulla base della “segretezza”, che sarebbe impossibile da mantenere a lungo, possiamo definire quello delle cosiddette “mucche da latte” un complotto?

Direi di sì. Uno dei più longevi per giunta. Trattasi di “complotto” nella misura in cui una verità empiricamente dimostrabile e riproducibile viene sistematicamente occultata al pubblico attraverso un disegno propagandistico gestito dall’alto e finalizzato all’arricchimento di alcuni.

Le “mucche da latte”, come ormai molti sanno, non esistono ma sono un’invenzione dell’industria e delle sue ramificazioni culturali per vendere latte e latticini, sulla base del luogo comune inculcatoci in tenera età secondo cui “la mucca fa il latte per noi/se non glielo levi muore/il latte di mucca ci fa bene”, ossia la fesseria più illogica e antiscientifica che sia mai stata concepita.
Eppure questa assurdità, sotto forma di frame mentale, permane. Forse perché nessuno scienziato ha mai rivelato la verità? Ossia che la mucca, come un qualsiasi altro mammifero, produce latte per il suo cucciolo e non è un distributore di latte per le altre specie? Siamo nel 2016 e sono in pochissimi ancora a conoscere una verità tanto lapalissiana, nonostante qualsiasi pastore analfabeta la conosca benissimo. La grande massa però la ignora.
Perché fa comodo ad alcuni, perché genera profitto sullo sfruttamento animale e fa “girare l’economia”.

Ci sono troppi interessi in gioco, quindi Piero Angela quel paragrafetto lo salta e passa direttamente alla riproduzione del rinoceronte, che è anche più appassionante.
E allora la domanda è di nuovo: la differenza, l’ago della bilancia sono i conoscitori del “complotto” o forse i mass media che tirano i fili della coscienza collettiva selezionando e centellinando le verità per la popolazione? L’esempio banale potrebbe essere la serie tv usa “The last man on earth” dove gli ultimi superstiti sulla terra ritrovano una mucca e quella, sia per esigenze di copione che per esigenze politiche, inizia felicemente a produrre latte a comando come niente fosse, rafforzando subdolamente il concetto che la mucca esista per il nostro benessere e non sia un essere vivente senziente a se stante; uno spot dell’industria del latte bello e buono insomma, anche se inserito in un contesto fantascientifico/postapocalittico.

La mozzarella di riso, tuttavia, non fila esattamente come la mozzarella classica.
Ma il punto è un altro: se tu per quella sottile differenza di consistenza mozzarellosa sei disposto a massacrare infinite mucche e vitelli, TU SEI HITLER. Tu sei il Male nella sua più pura essenza, la versione in scala di un imperatore romano e di un qualsiasi genocida del passato che per un suo piccolo capriccio, per “tenere quattro gatti nel lusso più sfrenato” fa distruggere un intero popolo.
Questo non è un atto d’accusa, questi sono i fatti: la duttilità della mozzarella come diritto fondamentale dell’essere umano stenta terribilmente a reggere come giustificazione per l’industria casearia e per la barbarie che c’è dietro.
Non dovrebbe nemmeno entrarci l’empatia, l’etica, l'”amore” per gli animali e la sensibilità, ma semplicemente il buonsenso di accettare la spaventosa sproporzione fra il fine e i mezzi:

“Uhm… non fila perfettamente come dovrebbe filare… A MORTE!”.
Pollice riverso da fast food.

Una strage per accaparrarsi le risorse idriche potrebbe avere relativamente un qualche senso, una strage per il ripieno di un supplì è DELIRIO NAZISTA.

La cultura dominante non è che un compromesso fra la realtà dei fatti e gli interessi delle multinazionali.
In sostanza, scuola e mass media servono a inculcare nell’individuo delle bugie finalizzate al profitto industriale, e a creare degli analfabeti funzionali, in questo caso all’industria casearia. E ovviamente per controllare il diffondersi di una verità tanto ovvia quanto scomoda non resta che usare l’etichetta di comodo di “vegano”, affinché essa funga, in quanto marchio infamante di diversità, da deterrente per il soggetto sociale naturalmente conformista.

Tutto ciò dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che i “cospiratori” sono in una botte di ferro semplicemente perché la massa non si fa domande, neanche le più elementari, e se se le fa si fa quelle sbagliate tipo “ma i massoni vogliono omosessualizzare la società?” o “i rettiliani esistono?”.
E dimostra anche che ciò che viene chiamato in malafede “complotto” non è che una semplice esigenza economica, una banale dinamica della società capitalistica.
Un sistema elementare

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