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Minacce alla giornalista, dopo mesi la scritta sul muro è ancora lì

Le intimidazioni non hanno fermato il lavoro di RadioGiornale

Minacce giornalista“RadioGiornale è retorico e di parte. Caterina smetti o saranno seri problemi” questa è la scritta minacciosa firmata con una svastica da “Legione Italia”, che è apparsa su una parete di via Trento a Montefiascone la notte tra il 27 e il 28 settembre del 2016, proprio a pochi passi dall’abitazione della cronista Caterina Berardi.

E purtroppo non è nemmeno l’unica frase intimidatoria che ha ricevuto la redazione di RadioGiornale. La stessa situazione infatti si è verificata su un muro poco distante, più precisamente a piazza Vittorio Emanuele, nei pressi del municipio, dove è un’altra parete è stata imbrattata con altre minacce: “RadioGiornale chiudi, ti impicci troppo”.

Ma nonostante la gravità del gesto, a distanza di mesi dall’accaduto, quella scritta ingiuriosa nei confronti di Caterina Berardi è ancora lì. Lucio Matteucci di Viterbo Civica ha pubblicato sul gruppo Facebook un video in cui chiede al sindaco Paolini, ai giornalisti e agli abitanti di Montefiascone di impegnarsi affinché vengano rimosse quelle frasi così offensive verso la donna.

Già dopo poche ore dalla pubblicazione del video, l’appello lanciato da Lucio Matteucci ha riacceso il dibattito sulla questione. Gianni Tassi, giornalista e fiduciario sezione di Viterbo di Stampa Romana, sempre tramite Facebook ha voluto rispondere sottolineando la solidarietà e l’impegno dell’Associazione nei confronti della situazione di Caterina Berardi.

“Senza nulla togliere a Ruspantino – scrive Gianni Tassi alla giornalista vittima delle ingiurie – volevo ricordarti che sulla vicenda delle minacce nei tuoi confronti come Associazione Stampa Romana intervenimmo nell’immediatezza dei fatti parlando direttamente con la Procura della Repubblica. Le minacce nei tuoi confronti, come pure quelle ad altri giornalisti viterbesi vennero pure segnalate all’Osservatorio Fnsi e Odg che segue fatti riguardanti giornalisti minacciati e notizie oscurate con la violenza. Sulla vicenda tua e degli altri colleghi la Segreteria di Stampa Romana proprio di recente ha chiesto un incontro con il Prefetto di Viterbo, il quale al momento non si è ancora degnato di rispondere”.

Anche il sindaco Paolini, raggiunto telefonicamente, ha voluto spiegare i motivi che hanno reso impossibile la rimozione della scritta offensiva nei confronti della giornalista: “Parleremo nuovamente con il responsabile del seminario – ha detto il primo cittadino di Montefiascone – noi abbiamo già provveduto a ripulire quella sul muro di proprietà del Comune, ma purtroppo non possiamo fare lo stesso su una proprietà privata, in questo caso del seminario. Capisco la condizione in cui si trova Caterina Berardi: anche io sono stato vittima di frasi ingiuriose. Da parte nostra c’è tutto l’interesse a cancellare quelle scritte così oltraggiose da una delle vie storiche di Montefiascone”.

Le intimidazioni non hanno comunque fermato il lavoro svolto da RadioGiornale. “Andremo avanti con forza e unità di intenti, senza cambiare di una virgola la linea editoriale del progetto” ripetevano all’indomani dell’accaduto i membri della redazione. Dello stesso avviso anche Caterina Berardi, la cronista freelance vittima dell’atto criminale. “La stampa deve essere libera e nessuno si deve permettere di fermarla” ha dichiarato coraggiosamente la giornalista che non riesce ancora a spiegarsi le ragioni dietro al folle gesto.

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