10082022Headline:

Il tallone di Achille di un assiduo viaggiatore

''Dream to Fly'' di Sara Berettoni

Se qualcuno vi domandasse: amate il vostro lavoro?

Non tutti avrebbero il lusso di rispondere affermativamente e comunque per ogni lavoro che si rispetti c’ė sempre l’altra faccia della medaglia, i pro e i contro, il punto debole, il cosi detto tallone d’Achille.

Nel paese dove sono nata, Civita Castellana, l’economia si è sempre basata su di un unico ramo: la ceramica.

Mio nonno ha sempre lavorato in fabbrica, lasciando il posto a mio padre , facendo cosi fuggire all’ estero mio fratello da circa 12 anni.

Dai ragazzi più giovani agli adulti, dai dirigenti agli svogliati, ognuno poteva trovare un posto nel settore.

Dopo qualche anno di lavoro però si incominciavano ad accusare i primi dolori alla schiena, la testa per le 21 iniziava a cadere sul tavolo della cucina, la cervicale a scrocchiare , fino ad arrivare al più grave malanno, la silicosi.

Ogni lavoro crea un suo tallone d’ Achille.

Quando eravamo fra i banchi di scuola c’ era il cosi detto’ Callo dello Studente’. Veniva sull’ ossicino del dito medio per i continui dettati e le innumerevoli giustificazioni false firmate.

Il Barman nei locali notturni si ritrova molto spesso a fronteggiare la nausea mattutina per l’ennesima sbornia serale. Per un attore porno magari l’inappetenza sessuale fuori dal set? Ne dubito, ma provo a fare un’ ipotesi.

Per alcuni dottori l’ ipocondria a qualsiasi batterio dal facile contagio, ogni starnuto, stretta di mano o asilo nido diventano il loro tallone d’Achille.

E per chi è un accanito viaggiatore con la testa sempre fra le nuvole?

Ci sono parecchi punti deboli da considerare, fra tutti c’ė il solito disturbo, la maledizione di Tutankhamon.

Seguono poi le gambe pesanti e inadeguate, come due cotechini di Natale il giorno di Ferragosto.

La forte emicrania post volo, stroncata con compresse maxi che sembrano steroidi acquistate in uno dei tanti negozi di New York.

Raffreddori leggeri che si trasformano in dolori uditivi, difficoltà di compensazione e possibili timpani perforati.

Pelle secca e disidratata per colpa dell’aria secca e pressurizzata che si trova in aereo.

Ma a volte il foulard stretto al collo diventa una morsa.

Stanchezza, debolezza, diventano uno stato costante che non può essere solamente attribuito alle solite notti perse da recuperare. La debolezza provoca momenti di calore, emicrania. Girando il mondo costantemente si può pensare a malattie come la malaria, la dengue (la febbre spacca ossa), la meningite e le varie forme di epatite. Facendo mente locale dei posti visitati si procede all’esclusione.

Si inizia con le analisi di routine ma continuando a viaggiare un po’ a est e un po’ ad ovest non si recupera totalmente.

Il riposo di qualche giorno non basta e i segnali che lancia il fisico sono diversi dalla solita stanchezza post volo. Ognuno di noi conosce il proprio corpo e i propri limiti. Non riuscire ad alzarsi dal letto, inappetenza ad ogni stimolo, sorriso.

Non è sola pigrizia.

La tiroide è una ghiandola complessa, regola il nostro metabolismo, i nostri ormoni, il nostro umore.

Molti di noi, soprattutto donne ne riscontrano problemi.

Ad alcuni basta una pastiglia, ai meno fortunati una zip disegnata sul collo.

Nel 95 % dei casi si parla di ipo o iper/tiroidismo primario, nel 5% dei casi ipo/ipertiroidismo secondario.

Meno frequente, causato da danni celebrali e mal funzionamento dell’ ipofisi; una ghiandola piccola, alla base del cranio, ma fondamentale.

Garantisce le attività del cervello a quelle del sistema endocrino e regola la produzione di ormoni.

Le percentuali sono basse e le analisi diagnostiche poco piacevoli .

Io mi sono sentita cosi. Stanca, debilitata, accaldata, ansiosa.

Volare continuamente con il jet lag che si accumulava e senza un dovuto riposo può creare forti scompensi al nostro corpo e queste ghiandole sono i primi campanelli d’allarme.

La mia ipofisi in questo caso ha fatto i capricci,ma nulla è stato sottovalutato.

Melatonina per ritrovare il giusto equilibrio perso dai continui fusi opposti ravvicinati, controlli e tanto riposo.

Molti amano viaggiare, soprattutto per andare in vacanza e anche solo dopo una settimana accusano la stanchezza del viaggio.

Gli assistenti di volo lavorano volando e si adattiamo costantemente.

Non siamo piccoli robot creati in laboratorio che POSSONO dormire con la luce, mangiare al buio, svegliarsi a comando , sorridere e garantire sicurezza.

Per molti versi svolgiamo una vita invidiabile ma per chi conosce veramente il viaggio assiduo, frequente, sa cosa si nasconde dietro quel piacere.

Quindi qualsiasi sia il vostro tallone d’Achille ricordatevi di fermarvi, prendete fiato e ascoltatevi.

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