22102017Headline:

Sviluppo territoriale, questo sconosciuto

Il punto di vista del presidente di Confartigianato, Stefano Signori

Le scoperte tecnologiche degli ultimi trenta anni e l’apertura dei mercati ai capitalismi asiatici, è stata un evento incredibile per sommatoria di concomitanze con ripercussioni future. I rendimenti  produttivi saranno oscillanti  come mutevoli nelle aspettative, il benessere porterà a migliorare la qualità della vita e perciò anche ad aumentare le prospettive di sopravvivenza anagrafica. Più informazioni, più digitalizzazione, più automazione, più velocità non sempre è un bene, questo percorso necessita di strategia. La conoscenza non è sempre una cura, così come gli effetti della rete non sono sempre positivi. Nel breve-medio periodo (circa  venti anni) il problema si manifesterà con tutta la sua gravità: saranno esclusi dalla vita sociale e dal lavoro solo chi non si adatterà all’ambiente.

Probabilmente le generazioni dei 30/40 anni odierni, potrebbero subire questo cambiamento. Quelle di 10/25 anni se riusciranno a capire i loro tempi, avranno una opportunità per il futuro. Già all’inizio del secolo scorso l’invenzione del motore a scoppio determinò ad esempio, la fine del mestiere del maniscalco, ma oggi nessuno più si preoccupa della mancanza di questa professionalità, altre sono subentrate come il meccanico di auto, l’elettrauto, il gommista, il carrozziere  e molti altri. Uno studio della Confartigianato dimostra che entro il 2050 il 60% dei mestieri attuali sarà scomparso e che la digitalizzazione 4.0 che stiamo mettendo in atto, sarà un’innovazione necessaria ed indispensabile per il futuro. Questa semplice osservazione evidenzia che chi è escluso dal lavoro è colui che vive facendo quel lavoro, diventando obsoleto per l’innovazione tecnologica, non la sua progenie. Quando entrerà nel mondo del lavoro il figlio o il nipote, altre professionalità saranno presenti o richieste nel mercato del lavoro; il periodo critico è infatti il momento di transizione generazionale della vita lavorativa.

”E’ importante concentrare l’attenzione sulle politiche per l’educazione e la formazione professionale, focalizzandosi nella formazione delle nuove generazioni – dichiara Stefano Signori – “deve chiaramente essere diffusa la cultura del cambiamento, la divulgazione della conoscenza della grande trasformazione in atto, questo aiuterà i giovani ad accettare razionalmente le ansie del futuro e non rincorrere soluzioni di retroguardia, quali la difesa della rendita e la relazione” conclude il presidente Signori. Le nuove forme imprenditoriali non devono essere osteggiate da corporazioni contrarie al cambiamento, ma anzi le associazioni datoriali debbono mettersi a disposizione per la metamorfosi; osteggiare, porsi in antitesi, negare la normale evoluzione, significa non adeguarsi alle normali evoluzioni. Le ricette sono molteplici, tra queste per esempio vi è l’accesso al credito delle aziende femminili, delle start up innovative e giovanili con novità d’autori per nuove idee , alle micro e piccole nuove aziende, al settore della trasformazione agricola legata all’enogastronomia, alla filiera corta, alle produzioni locali con marchi del territorio.

Non dimentichiamoci della nautica  nelle acque interne e sui comuni costieri, con politiche di sviluppo per il turismo con ricadute sull’industria dell’accoglienza l’albergo diffuso, sull’agriturismo ed altro ancora. Valorizzare ove possibile i parchi tematici, i parchi archeologici, i distretti produttivi. Quindi  non creare per legge i posti di lavoro, questa è propaganda elettorale, i posti di lavoro si creano con le opportunità , non per decreti legge, basterebbe chiamare chi conosce la materia e non dare ai supertecnici mandato con le ricette per le loro conoscenze accademiche. Quest’ultime negli ultimi 10 anni hanno distrutto un tessuto imprenditoriale familiare di 1.100.000 piccole aziende con suicidi di massa di imprenditori esasperandoli e destinandoli al fallimento.

Solo grazie a politiche di sviluppo illuminate ed umanistiche attraverso le associazioni datoriali, quali quella a cui appartengo – continua Stefano Signori – , siamo riusciti in parte a dare nuove risposte, erogando sevizi per snellire la burocrazia, assistenza al credito, microcredito diffuso sulle imprese al femminile e sulle start up, ogni destinazione di 25mila euro ad impresa, fa nascere un’azienda e per ogni azienda nata ci sono 2,4 addetti, per 40 aziende create con un milione di euro , ci sono nuovi 100 posti di lavoro. Non occorrono professori universitari a fare i conti dell’oste, chiediamo di lasciarli altrove e far fare la politica di crescita a chi ne sa un qualcosina di più di questi signori. La politica si fai sui territori, lo stesso comune di Montalto di Castro anni fa soccorse dopo l’evento calamitoso un intero settore quello della pesca, riuscendo a far ripartire l’economia distrutta e salvaguardando posti di lavoro e dignità ai padri di famiglia: era l’aspetto umanistico da salvaguardare, se avessimo fatto il reating o il rischio secondo Basilea, non saremmo andati in soccorso a nessuno, destinando l’aspetto umano in secondo piano rispetto al rischio del denaro necessario per quell’operazione, Confartigianato ha scelto di dare aiuto all’uomo. Occorre stimolare la classe politica per uscire dalla trappola del voto elettorale, allungare lo sguardo per il bene comune delle generazioni che verranno, sensibilizzare la politica affinché trovi soluzioni di inclusione del nuovo, anticipandone gli effetti, inserendo la programmazione della formazione educativa in un modello economico in rapida trasformazione che non permette ancore di salvezza, non nascondendo i problemi o procrastinandoli, favorendo invece la meritocrazia e non la relazione. Occorre alzare lo sguardo, altrimenti il futuro sarà sempre dietro di noi.

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