18012018Headline:

”Una vetrata enorme sul salone per spiare la mia intimità”

Un’enorme vetrata scavata e aperta tra i due appartamenti attigui. Da una parte quello della donna, dall’altra quello del suo ex marito. In mezzo un finestrone, montato ad hoc ”per spiare quotidianamente la mia intimità. Per controllare ogni mio singolo movimento. Vedere con chi fossi, cosa stessi facendo”.

Piange in aula, la giovane S. C. mentre confida al suo avvocato la drammatica situazione in cui sarebbe costretta a vivere da più di due anni: minacce, insulti, pedinamenti e addirittura percosse da parte di quell’ex marito mai rassegnato alla fine della loro storia d’amore.

”Avrei voluto raccontare in aula la verità al giudice. Perché, donna come me, possa capire l’inferno che sto passando”, prosegue. Ma le dinamiche processuali hanno schemi fissi, da cui è impossibile sfuggire. E allora bisognerà attendere la prossima udienza – fissata tra una manciata di giorni – per lasciare la parola alla donna.

Che intanto, però, non si da pace: ”Sul mio ex marito pende un divieto di avvicinamento alla casa famigliare dall’agosto del 2016, peccato che abiti nell’appartamento attaccato al mio. Le nostre pareti sono confinanti. E ora abbiamo un’enorme vetrata nel mezzo. Non mi sento al sicuro, dati i nostri trascorsi”.

Trascorsi fatti di vessazioni, telefonate e messaggi continue. E addirittura regali lasciati fuori dalla porta in occasione di ricorrenze e festività.

”E’ difficile vivere così. Perennemente braccati. Non ce la faccio più”.

La donna, rappresentata in aula dall’avvocato Franco Taurchini, sarebbe anche finita in ospedale dopo essere stata minacciata di morte e malmenata. Per lei, sette giorni di prognosi.

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