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“Due preti di troppo” al Bianconi

Una mafia tutta da ridere con Antonio Grosso, regia di Paolo Triestino

2018 Due preti di troppo bianconiDopo la pausa per le festività di fine anno, il Teatro Bianconi riapre con uno spettacolo a cui qualsiasi spettatore che ami la “grande” commedia all’italiana non può assolutamente mancare. Domenica 21 gennaio 2018 alle ore 17.30 arriva infatti “Due preti di troppo” di Antonio Grosso con la regia di Paolo Triestino e sul palcoscenico lo stesso Antonio Grosso, Ariele Vincenti, Antonello Pascale, Carmen Di Marzo.

È la storia di Giggino, un ragazzo in cerca di guai; è la storia di due preti mandati a risollevare le sorti di un tristissimo quartiere di cintura, regno della malavita e di organizzazioni criminali; è la storia di un giovane, salvato dalla droga, che diventa sacrestano; è la storia di una donna che affronta la vita con sacrificio e ironia. È una storia come tante, in cui accade di tutto: due sacerdoti, Don Sabatino e Don Michele, affrontano la sfida di riavvicinare la gente del quartiere ad una chiesa ormai dimenticata, forse anche da Dio, coinvolgendo sempre di più la comunità del posto, con l’esperienza costruttiva di chi ha sempre combattuto la vita in modo positivo e sereno, senza mai perdersi d’animo. I due preti vinceranno la loro sfida? Per saperlo occorre andare a teatro

Uno spettacolo che affronta un tema difficile e spinoso con intelligenza, ironia e sensibilità: si parla di mafia, ma in modo incredibilmente comico e originale. Un racconto attuale, ma si affronta il tutto con estrema leggerezza e comicità, cercando di coinvolgere lo spettatore e facendolo catapultare per un ora e mezza in una realtà tragica ma allo stesso tempo comica. Il motto di Antonio Grosso, rimane sempre lo stesso: ridere riflettendo. Dice il regista Paolo Triestino sullo spettacolo:

La cosa che più mi ha colpito di questo testo è la scrittura, così armonica e sapiente per un autore nemmeno trentenne. Il tema trattato, poi, è estremamente attuale e coraggioso. Bella la storia, l’idea. Due sacerdoti vengono spediti in un paese del casertano a ripristinare una vecchia chiesa, ormai abbandonata. I sacerdoti riusciranno ad entrare nel cuore degli abitanti e a conquistare la loro fiducia, a risvegliare in loro la solidarietà e il coraggio di chiedere un mondo più pulito. Non esiteranno nemmeno a cantare “Tu sei la mia vita” in perfetto stile neomelodico e, alla fine, riusciranno nel loro intento. Testo di grande divertimento, a tratti esilarante, ma con quel pizzico di amarezza che rimane nel cuore e che restituisce il desiderio di tutti noi di divertire, si, ma lasciando agli spettatori un pensiero in più da portarsi via.

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