21082018Headline:

“Pizza all’ananas”

Lettera 22, la rubrica a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

Giuseppina Palozzi

Giuseppina Palozzi

*lettera 22 – pizza all’ananas

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

50 anni fa veniva assassinato Martin Luther King.

Come spesso accade per le grandi personalità e per la tendenza del nostro cervello ad economizzare, immediatamente appare, come un’insegna luminosa, “I have a dream”.

Lo conosciamo per la sua indole da sognatore? No.

E suo figlio, che mostra di non aver ereditato soltanto il nome, ci tiene a sottolineare che non è stato “dire ai neri di sedersi in autobus” a renderlo rivoluzionario, ma il coraggio di parlare di reddito, di stipendi, di povertà, di non-violenza.

Il coraggio di esporsi, affacciarsi e parlare il non-parlabile. Anche a rischio di beccarsi una pallottola diretta in guancia.

Che sia di nero o di bianco vestito, che sia un balcone o la finestra più famosa al mondo, si diventa facile mira quando si vuole operare una rivoluzione. Non quella armata, quella del pensiero. Non quello solo predicato, ma quello razzolato bene.

Oltre la discriminazione, oltre la violenza esistono realtà difficili da immaginare se restiamo ancorati/zavorrati. Basta ascoltare i brividi che pervadono le braccia pensando al nigeriano battezzato dal Papa e al gesto eroico che lo fece esporre per fermare un rapinatore a Roma.

Praticamente uno che voleva prendersi roba non sua.

“Violenza” spesso identifica sangue, corpo. Ma troppo spesso ci dimentichiamo di qualcosa non tangibile e, forse proprio per questo, facilmente calpestabile: la libertà.

Non vederla e/è non vederne i lividi.

E spesso rischiamo di volerci prendere anche noi roba non-nostra.

Immaginatevela come una struttura aperta e collaborativa, viva nel rispetto.

Pensate al chiacchiericcio di tante persone che si muovono, che lavorano, che vivono lì. Immediatamente un boato, un’irruzione. Urla e minacce. Una violenza così ruvida che non pensi abbia gli stessi natali di Coco Chanel.

Ecco. Succede ogni volta che invadiamo le frontiere della libertà dell’Altro.

Libertà di (lasciargli) vivere la propria scelta.

A maggior ragione quando non la condividiamo.

È facile accettare di accompagnare un amico in Svizzera per le vacanze o un’amica dalla ginecologa per una visita di routine.

Facile quanto smezzarsi una margherita a Napoli.

Più che facile forse semplicemente non richiede lo stesso coraggio/rispetto di lasciargli scegliere una pizza all’ananas.

Soprattutto se tu non lo faresti mai.

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